L’AQUILA – È salva almeno per il momento la sede distaccata dell’Aquila del Centro sperimentale di cinematografia di Roma, coinvolto in una vicenda giudiziaria che avrebbe potuto far sospendere le attività dell’organo che ha rilevato di fatto le attività dell’Accademia dell’Immagine dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Una sentenza del Tar (n. 00225/2013) del 23 gennaio 2013, introdotta da un dipendente dell’Accademia, aveva infatti annullato parte della convenzione stipulata dal ministero dei Beni culturali, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia e dal Comune dell’Aquila per la costituzione di una sede distaccata Csc nel capoluogo abruzzese dopo quelle di Torino, Ivrea, Milano e Palermo.
Convenzione stipulata, tra l’altro, per garantire la prosecuzione delle attività di formazione e culturali in ambito cinematografico in questo territorio.
Il Consiglio di Stato ha invece emesso un’ordinanza cautelare (n. 201303228) che sospende gli effetti della sentenza del Tar, dando piena legittimità alla presenza e all’attività del Centro sperimentale di cinematografia all’Aquila “rilevato che la sentenza comporta un danno grave e irreparabile per gli appellanti, in quanto preclude il finanziamento della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia-Scuola nazionale di cinema, e preclude la prosecuzione della sua attività”.
Il Csc aquilano proseguirà dunque nello svolgimento delle attività programmate, ricordando che nelle prossime settimane verrà pubblicato il nuovo bando per l’ammissione al corso triennale di “Reportage storico-d’attualità”, un’opportunità per i più giovani di accedere a una formazione d’eccellenza in ambito cinematografico.
La vicenda si inserisce nel quadro complessivo più complicato della liquidazione dell’Accademia dell’Immagine, decisa da tre soci su quattro, Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila e Istituto “La lanterna magica”, con il solo Comune capoluogo che si è opposto.
Tra le motivazioni addotte dal Tar per congelare i finanziamenti al Csc, infatti, c’era quella che ogni euro dei soldi pubblici stanziati dovesse essere utilizzato per provare a salvare l’Accademia e non per nuove iniziative.





