L’AQUILA – Va in archivio  la pista sull’incendio doloso che nella notte tra il 23 e 24 ottobre 2023 ha distrutto il capannone dell’Asm dell’Aquila, nella frazioni di Bazzano, con un danno di oltre 10 milioni con la distruzione di 26 mezzi  (un terzo della flotta) anche se gli uffici sono stati risparmiati.

Distrutta  la piattaforma per la gestione della raccolta differenziata e bruciati quintali di carta e plastica.  Dal materiale plastico si  sprigionò un fumo acre che indusse  il Comune a chiedere agli abitanti di non aprire le finestre e non consumare i prodotti degli orti dei dintorni.  Poi l’allarme fu ridimensionato sotto questo aspetti.

Le indagini, infatti, per ragioni di natura oggettiva e ostacoli difficili da superare non hanno permesso di chiarire chi fossero gli autori che sono rimasti sconosciuti.

La vicenda è stata avviata inizialmente nell’ambito di  un unico fascicolo che poi si è sdoppiato: quello che  riguarda la pista  dolosa contro ignoti, e quella ancora in piedi per il solo  incendio colposo a carico del responsabile dell’impianto Fabio Ianni con accuse tutte da provare.

Sarebbero stare violate le prescrizioni  dell’autorizzazione all’esercizio per cui nelle aree esterne non avrebbero dovuto essere stoccati i rifiuti. Di li il presunto deposito di balle di plastica infiammabile  posto senza una copertura lungo il perimetro della struttura. Il materiale plastico ha preso fuoco e  si è esteso in tempi rapidissimi. Fin qui le contestazioni anche se la difesa, rappresentata dall’avvocato Ferdinando Paone contesta le tesi della Procura arrivando a conclusioni del tutto diverse.

Non sono ancora note però le ragioni per le quali il rogo è divampato visto che pare esclusa l’autocombustione. La presenza di un muro tagliafuoco avrebbe evitato la distruzione degli uffici dell’Asm che ha sede a Bazzano.