L’AQUILA – “Le carriole sono la nostra storia, arrestateci tutti”.
Con questo striscione e tre carriole vere, reduci dagli eventi di protesta dei primi mesi del post-sisma del 6 aprile 2009, si è svolto questa mattina il sit in del comitato cittadino 3e32 contro il processo in corso al tribunale dell’Aquila a 7 imputati che parteciparono ad alcune di quelle manifestazioni.
Alle 11.30 l’udienza non era ancora cominciata, in aula dovrebbe essere formalizzata la riunificazione tra due diversi procedimenti aperti su questa vicenda.
IL PROCESSO
Si riapre il processo alle carriole che il 28 marzo 2010 ‘’invasero’’ la zona rossa dell’Aquila in una manifestazione simbolica per rimuovere le macerie dal centro cittadino.
Oggi sarà la volta dei testimoni della difesa, che saranno ascoltati dal giudice Giuseppe Grieco, titolare del procedimento, che diventa uno solo.
Il giudice del tribunale dell’Aquila Angelo Caporale ha infatti accolto l’istanza di accorpamento di due separati filoni sugli stessi fatti.
Sono in tutto sette gli imputati, citati direttamente in giudizio senza passare per l’udienza preliminare, vista la tipologia del reato contestato.
I cinque del primo procedimento, Alessandro Tettamanti, Marco Sebastiani, Anna Pacifica Colasacco, Antonio Di Giandomenico ed Ezio Bianchi, accusati di aver violato sia l’ordinanza sindacale di divieto di accesso nel centro storico in vigore all’epoca dei fatti, sia il regio decreto del 1931 che prevede l’arresto fino a 6 mesi e una sanzione da 103 a 413 euro per “aver promosso una riunione senza averne dato preavviso al questore”.
A questi si aggiungono i due imputati solo nel secondo filone, Mattia Lolli e Mauro Zaffiri, insieme allo stesso Di Giandomenico, ex consigliere comunale, che ha a carico due diversi fatti. A loro viene contestata la sola manifestazione non autorizzata.
‘’Un processo che servirà a riaccendere i riflettori sul centro storico e su temi ancora attuali – afferma l’avvocato Gregorio Equizi, legale di alcuni degli imputati – Le persone che assito si difendono serenamente per aver esercitato dei diritti costituzionali. Non erano dei promotori, ma semplicemente dei manifestanti. Le iniziative delle carriole avevano luogo spontaneamente senza alcun disegno dietro ed erano dettate solo dall’esigenza di liberare L’Aquila dalle macerie’’.
Stando a quanto annunciato dalle difese, tra i testimoni ci saranno la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, all’epoca dei fatti presidente della Provincia dell’Aquila e il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente.
Intanto per questa mattina il comitato 3.32 ha organizzato una manifestazione di fronte il tribunale dell’Aquila ”per manifestare la complicità con chi il 28 marzo del 2010 tentò di entrare, armato di carriola, pala e callarella (secchio) in un centro storico disastrato”, precisano.
”Da febbraio del 2010, ogni domenica per almeno due mesi, una città intera (con la solidarietà da tutto Abruzzo e l’intero Paese) fu capace di rivoltarsi fieramente contro i falsi miracoli sbandierati dal governo sulla pelle dei terremotati e l’inefficace inconsistenza dei governanti locali – proseguono – Ora sette persone rischiano l’arresto. Siamo tutti coinvolti e per questo saremo tutti e tutte fuori il tribunale con le nostre carriole simbolo di libertà, giustizia, ricostruzione e riappropriazione”.