L’AQUILA – “Il prossimo 6 febbraio 2012 saranno passati trentaquatto mesi, milletrentasette giorni, da quel tragico 6 aprile 2009 quando la Città dell’Aquila fu completamente distrutta nei suoi edifici e nel suo tessuto sociale ed economico. Oggi, a distanza di tanto, troppo tempo, è tutto ancora fermo”.
Inizia così una lettera aperta inviata ai direttori delle testate giornalistiche e radiotelevisive Italiane dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, con la quale li invita a tornare all’Aquila.
Già lo scorso anno, infatti, il primo cittadino invitò i responsabili delle redazioni dei principali media italiani a visitare la città colpita dal sisma nel 2009.
“Al di là del recupero, realizzato dal Comune dell’Aquila, delle unità immobiliari che avevano riportato danni lievi, o molto lievi, a partire dal febbraio 2010, nulla è stato fatto per avviare la ricostruzione pesante, né tantomeno si è investito anche un solo centesimo per il rilancio economico e produttivo”.
“La Città dell’Aquila è in ginocchio, i cittadini vivono come sospesi nel vuoto, perdendo ogni giorno la speranza di poter tornare ad una vita normale, soprattutto coloro che, a distanza di quasi tre anni, vivono ancora negli alberghi o nelle caserme.
Siamo abbandonati a noi stessi in balia di una struttura commissariale che ha accumulato pesantissimi ritardi rispetto ai quali la risposta dell’attuale Governo è quella di tagliare i fondi per l’assistenza alla popolazione e per l’emergenza. Provvedimenti che colpiranno in particolare i soggetti più deboli, gli anziani”.
“L’Aquila è il fallimento del sistema Paese. Uno dei più drammatici tra i problemi italiani è ormai sepolto nell’oblio. Vi chiedo, pertanto, come già feci oltre un anno fa, di tornare in città, il prossimo 7 febbraio, in modo che io possa nuovamente accompagnarvi a visitare il centro storico e Voi possiate raccontare al Paese la verità che vedrete direttamente sul nostro dramm”a.
“Se vorrete accettare il mio invito Vi aspetto, dunque il prossimo 7 febbraio, alle ore 10.30 presso la sede comunale di via Francesco Filomusi Guelfi,2. Riaccendere le luci sulla nostra tragedia, spiegarlo agli italiani, è ormai l’unica speranza che ci è rimasta. Sperando di poter contare su un intervento di tutte le testate giornalistiche italiane, porgo i più deferenti saluti”.



