L’AQUILA – La Giunta comunale dell’Aquila scende in campo in difesa del consigliere dell’Udc Piero Di Piero nel ricorso proposto dall’avvocato Alessandro Piccinini, primo dei non eletti nella lista della Vela alle elezioni amministrative del maggio scorso.

L’esecutivo del capoluogo, riunito al gran completo, il 28 agosto scorso ha deciso all’unanimità di costituirsi in giudizio, dando mandato al settore Avvocatura di “difendere le ragioni dell’ente”.

Secondo il legale aquilano, ex capogruppo di Alleanza nazionale nella legislatura 2002-2007, una norma del 1982 emanata a seguito del terremoto dell’Irpinia sancirebbe l’incompatibilità tra il ruolo di amministratore comunale con quello di progettista della ricostruzione, come nel caso dell’architetto Di Piero, pure per lui un trascorso in An, poi nell’Alleanza per l’Italia fino all’approdo finale tra le fila del partito di Lorenzo Cesa e Pierferdinando Casini.

Una previsione che, a seguito dell’entrata in vigore della legge Barca, è stata reiterata anche per il sisma aquilano ed estesa agli amministratori di condominio e ai presidenti di consorzio nonché ai dipendenti delle amministrazioni, enti e uffici pubblici che a qualsiasi titolo intervengano sui procedimenti inerenti alla ricostruzione.

Insieme a quello di Piccinini, pendono sulle elezioni dell’Aquila altri ricorsi, promossi da Angelo Mancini (Idv) ed Enrico Verini (Fli), candidati sindaci battuti al primo turno, e di Gianfranco Di Benedetto, presentatore della lista dell’Udeur: tutti chiedono una diversa ripartizione dei seggi tra maggioranza e opposizione, oggi sono rispettivamente 20 e 12, in base a una sentenza del Consiglio di Stato che fissa in 19 a 13 il rapporto di forza all’interno delle assise nei Comuni di dimensioni pari a quelle dell’Aquila.

In questi tre casi, però, il Comune ha deciso di stare alla finestra. Ma questa non è l’unica anomalia, infatti l’Udc è uno dei partiti più critici nei confronti della maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco, Massimo Cialente. (red)