L’AQUILA – Nel Partito democratico dell’Aquila, si gonfiano i venti di tempesta, e si odono i primi tintinnar di spade di una resa dei conti che si annuncia senza esclusioni di colpi dopo la cocente sconfitta delle comunali di domenica scorsa. E si allargano per di più le distanze nell’intero campo largo del centrosinistra, arrivato diviso al voto, sbaragliato al primo turno dal centrodestra del rieletto sindaco Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia.

Nella nota  di oggi, la candidata sindaco Stefania Pezzopane, 62enne deputata del Pd, non risparmia infatti pesanti critiche al civico Americo Di Benedetto, ben contento, nonostante la sconfitta di essere arrivato secondo, al 23.7% pari a 8.947 voti, davanti al centrosinistra di Pezzopane, con 7.758 voti pari al 20.6%. Pezzopane gli ricorda infatti che anche lui ha perso come nelle elezioni del 2017, dove era anche lì candidato sindaco, questa volta dell’intera colazione di centrosinistra.

La deputata raccoglie l’invito di ieri del consigliere regionale dem Pietropaolo Pietrucci per cui “Stefania potrebbe essere la prima a dare l’esempio e a favorire un ricambio, un investimento e una responsabilità sul gruppo bello e affiatato di consiglieri del centrosinistra che è stato eletto”, ma  nella nota fa capire di non voler fare nessun passo indietro, rivendicando il suo ruolo di protagonista nel partito  e nei futuri anni di opposizione a palazzo Margherita.

Quel che è certo, e nessun lo può negare, è che Pd nel 2017 aveva preso 6.570 voti, pari al 17,1%, e domenica si è dovuto accontentare di meno della metà delle preferenze, 3.076, pari all’8.6%. Un dato per di più in controtendenza nazionale.  E in molti nel Pd ora invocano rinnovamento, cambio generazionale, mettono in discussione l’intera classe dirigente del Pd, incardinato sulla leggendaria “trimurti”, che ha fatto le fortune del partito in città, composta come noto, dalla stessa Pezzopane, dall’ex sindaco per dieci anni Massimo Cialente e dall’ex parlamentare ed ex presidente della Regione vicario, Giovanni Lolli. C’è anche però chi osserva che i giovani su cui puntare non sono il 34enne Stefano Albano, e il 45enne Stefano Palumbo, che aveva sperato di essere lui il candidato sindaco, per poi rientrare con disciplina di partito nei ranghi. Consiglieri uscenti ed entrambi rieletti, considerati anche loro responsabili della sconfitta, sulla breccia da anni, senza mai aver messo mai davvero in discussione la “vecchia guardia” del partito, avendo tenuto le redini di una non efficace opposizione alla maggioranza di Biondi.

Ancora più esplicita Pezzopane nell’intervista al quotidiano Il Centro di oggi. “Resto al mio posto. Il Pd in questi anni è stato governato da giovani: alle elezioni del 2017 il segretario era Stefano Albano, ora è segretaria Emanuela Di Giovambattista. Il capogruppo è Stefano Palumbo, in consiglio Stefano, i BiStefani come li chiamiamo noi simpaticamente. In consiglio regionale c’è Pierpaolo  alla seconda legislatura. Le decisioni sono sempre state prese insieme e le differenze di opinione sono normali in una comunità. È evidente che questa vicenda richiama tutti a responsabilità, il Pd deve rinnovarsi nel profondo”.

Cresce poi il malcontento nei confronti del segretario regionale Michele Fina, accusato per di più di essere poco presente ed efficace in quella che era la partita più importante delle amministrative in Abruzzo.

Nell’attesa nota di oggi Pezzopane, ammettere la sconfitta, arrivando a parlare anche di “tracollo”.

Ma quel che è significativo è che la deputata tiene a sottolineare che la sconfitta in realtà di tutto il centro-sinistra, e non manca di attaccare Di Benedetto come non aveva potuto fare in campagna elettorale, essendoci l’ipotesi di alleanza in caso di ballottaggio.

“Abbiamo perso, ho perso io certamente, ha perso il centro sinistra che guidavo, ha perso il campo civico liberale in cui era candidato Americo Di Benedetto. Abbiamo drammaticamente perso. Chiunque si autoassolva o trovi piccoli escamotage per lenire il dolore della sconfitta compie un errore. Non facciamo come 5 anni fa, perdemmo al secondo turno e subito iniziò lo scaricabarile delle colpe, delle recriminazioni che sono durate, sfiancanti, per 5 anni”.

E ancora: “perdemmo nel 2017 con Americo Di Benedetto che sostenni con convinzione e lealtà fino in fondo, perdiamo dopo 5 anni ancora con lui e con me separati. Lavorerò per riavvicinare questi due mondi e con Americo dai banchi del consiglio comunale così come si lavora e si sta insieme in consiglio regionale”. Come a dire, il centrosinistra perde da quando c’è in campo Di Benedetto.

Evidenzia poi che il “Passo Possibile, la lista di Di Benedetto diminuisce i voti rispetto a 5 anni fa”. Quando però va evidenziato che i civici di Di Benedetto si affermano come una forza politica di pari dignità rispetto al centrosinistra, eleggendo ben 5 consiglieri, contro i 4 del Pd, e che Di Benedetto con le sue tre civiche rispetto ai 3.243 voti del 2017 della solo Passo Possibile,  domenica scorsa ha triplicato i voti  8.947, prendendo più voti personali delle liste, a differenza di Pezzopane che ne ha presi di meno.

Questo poi il passaggio  sulla  ricambio generazionale: “cambiamento è necessario davvero e l’investimento su figure giovani ed effettivamente nuove non può restare un buon proposito, ma deve essere una ineludibile decisione e azione. Per me questo è un imperativo su cui mi impegnerò come non mai”.

Ne ha anche per chi dentro al partito e alla coalizione non ha tirato la carretta, e anzi l’ha forse tradita: “Ho fatto una campagna elettorale circondata da tanti giovani e donne, ma ho pagato antiche divisioni, non sono mancati i colpi bassi, tradimenti malcelati, attacchi personali, voci false, doppiezze e ambiguità. Con il coronamento dell’uso politico del voto disgiunto”.

Non è un mistero che tormentata e non pienamente condivisa, anche all’interno del Pd, sia stata la stessa candidatura di Pezzopane, per quanto autorevolissima, arrivata dopo estenuanti riunioni e tavoli programmatici, quando già da tempo in campo erano sia Biondi che Di Benedetto. Candidatura osteggiata da chi chiedeva un rinnovamento, e soprattutto su un candidato civico autorevole capace di ricompattare l’intero centrosinistra,

A questo proposito Pietrucci nella nota di ieri aveva sottolineato: “Molti, come me, nei mesi passati avevano provato a unire il centrosinistra individuando un candidato unico e unitario: purtroppo resistenze antiche, nuove recriminazioni, dubbi e aspettative personali alla fine non lo hanno consentito.  Così, facendo buon viso a cattivo gioco, abbiamo sperato che il primo turno fosse una sorta di “primarie” con cui scegliere chi – tra Stefania e Chicco – avrebbe sfidato Biondi al ballottaggio. Ma l’esito è stato più duro di quanto si potesse immaginare”.

E anche Pezzopane ha qualcosa da ridire sul come si sia arrivata alla sua candidatura: “ho aderito alla decisione di candidatura del tavolo di coalizione che era stato formato, ho insistito e avrei voluto la celebrazione delle primarie per dare forza a una candidatura unitaria ma purtroppo non è stato possibile e non certo per mia volontà”.

 LA NOTA COMPLETA DI STEFANIA PEZZOPANE

 

Grazie a tutti per il sostegno avuto, importante ma insufficiente ad andare al ballottaggio, ma quando si perde, si chiede scusa. C’è poco da essere orgogliosi o rivendicare vittorie di Pirro. Ci vuole un bagno di umiltà. Io invece sono molto addolorata per la sconfitta. Ho perso io, ma ha perso tutta l’area progressista”.

Bisogna superare le divisioni, ma non basta. Bisogna capire, reagire, innovare. Ringrazio tutte le persone che mi hanno sostenuta, le candidate e i candidati che ci hanno messo la faccia, le liste ed i partiti che mi hanno supportata con solidarietà ed onestà.

Auguro buon lavoro al Sindaco Biondi per il prossimo quinquennio, tanto decisivo per lo sviluppo della città. L’ho chiamato per telefono, per me la campagna elettorale è finita. Si lavora tutti e tutte per la città nei ruoli diversi che ci sono stati attribuiti dall’esito del voto. Il centrosinistra entra in consiglio con ottime figure preparate e appassionate a cui faccio un augurio affettuoso che estendo a tutto il nuovo consiglio. Tutto il campo progressista deve affrontare seriamente il dibattito post elettorale. Con momenti pubblici, aperti, costruttivi.

Vado al sodo.

Il cambiamento è necessario davvero e l’investimento su figure giovani ed effettivamente nuove non può restare un buon proposito, ma deve essere una ineludibile decisione e azione. Per me questo è un imperativo su cui mi impegnerò come non mai;

Il risultato del Sindaco Biondi è inequivocabile e le sue liste sfiorano il 60%, forse vale la pena di approfondire cosa è successo in questi 5 anni nella città. E capire che per scalfire ed invertire tali numeri serve una politica chiara, un progetto solido e una squadra capace, coesa e solidale. Serve un lavoro politico ed amministrativo tutti i giorni. Instancabilmente.

Mi prendo ogni responsabilità che mi compete, facciamolo con serietà, tutti insieme, se davvero vogliamo cambiare. Per scegliere il candidato sindaco ci vogliono regole e soprattutto partecipazione. Ho aderito alla decisione di candidatura del tavolo di coalizione che era stato formato, ho insistito e avrei voluto la celebrazione delle primarie per dare forza a una candidatura unitaria ma purtroppo non è stato possibile e non certo per mia volontà.

Ho fatto una campagna elettorale circondata da tanti giovani e donne, ma ho pagato antiche divisioni, non sono mancati i colpi bassi, tradimenti malcelati, attacchi personali, voci false, doppiezze e ambiguità. Con il coronamento dell’uso politico del voto disgiunto.

Ma so che questi pur dolorosi, deprecabili e nefasti atteggiamenti non bastano comunque a spiegare quanto accaduto. Perciò dobbiamo disporci a un discorso aspro, ma necessario. Abbiamo perso, ho perso io certamente, ha perso il centro sinistra che guidavo, ha perso il campo civico liberale in cui era candidato Americo Di Benedetto. Abbiamo drammaticamente perso.

Chiunque si autoassolva o trovi piccoli escamotage per lenire il dolore della sconfitta compie un errore.

Non facciamo come 5 anni fa, perdemmo al secondo turno e subito iniziò lo scaricabarile delle colpe, delle recriminazioni che sono durate, sfiancanti, per 5 anni.

Perdemmo nel 2017 con Americo Di Benedetto che sostenni con convinzione e lealtà fino in fondo, perdiamo dopo 5 anni ancora con lui e con me separati. Lavorerò per riavvicinare questi due mondi e con Americo dai banchi del consiglio comunale così come si lavora e si sta insieme in consiglio regionale.

Tra 5 anni ci vorranno nuove figure su cui investire per tempo con gioco di squadra, senza ambiguità e con lo sguardo al nostro popolo che ci chiede impegno e unità. La divisione non premia mai, neppure se la si giustifica come azione necessaria ad erodere il consenso della destra.

La tattica non può sostituire la politica, perché la gente ci vota se diciamo cosa vogliamo fare e se ci mostriamo uniti a farlo. Perché il centrodestra oggi a L’Aquila è molto forte e non si può certo vincere ripetendo scelte di candidature tardive e per di più accompagnate da polemiche sfiancanti.

Guardiamo con attenzione i risultati delle liste.

Il centrodestra arriva quasi al 60 %, un risultato enorme, il Sindaco Biondi al 54,38%. Le liste delle due coalizioni del campo progressista, invece si fermano attorno al 40%. (23,53 Liste Pezzopane e 16,95 liste Di Benedetto).

Uno scarto tra le liste della destra e quelle del campo progressista di 20 punti non si colma in pochi mesi e neppure con mirabolanti performance personali. Con questi numeri l’analisi deve essere spietata.

Biondi ed il centrodestra arrivano al governo della città ed avviano un radicamento profondo aiutati certamente da una spinta ideologica, ma anche dalla mole di risorse gestite nella pandemia, per la ricostruzione e con il Pnrr arrivato in piena campagna elettorale a rafforzare un sistema già impostato di relazioni, interessi, situazioni.

Va riconosciuto che Biondi ha utilizzato questi 5 anni per rafforzare le sue reti, creando un vero sistema di potere riconoscibile e ficcante.

È insieme sistema di potere e radicamento sociale, presenza in tutti i paesi e frazioni, nelle partecipate e in tutti gli spazi della sanità c’è una organizzata rete, persino con alcune associazioni sportive e culturali presidiate come fossero cellule di partito con persone fidelizzate.

Grazie alla enorme massa di risorse pubbliche pervenute dai nostri governi, tante associazioni sono sostenute da contributi decisi direttamente dal sindaco e dalla giunta.

Questo ha contribuito a creare un clima positivo sull’amministrazione comunale; troppi progetti sono rimasti al palo (ex psichiatrico di Collemaggio, piazza d’armi, lo Smart tunnel, le mura urbiche, il parcheggio di porta Leone, quello di viale della croce Rossa ecc) ma questo racconto non è riuscito a diventare coscienza collettiva.

Il Pd si ferma sotto il 9%, il M5S sotto all’1% ed erano gli unici due simboli di partito presenti ed anche il Passo Possibile diminuisce i voti rispetto a 5 anni fa.

Guardiamo a questo tracollo con lucidità altrimenti non cambierà nulla. E dobbiamo tutti dare una mano – con una sorta di moratoria sulle ambizioni personali – per preparare un terreno fertile affinché tra 5 anni sia pronto un progetto della città da capitale regionale, con una sanità d’avanguardia e tutti gli altri temi che ci stanno a cuore.

Tutto questo sarà affidato a una classe dirigente rinnovata e capace di guidare il cambiamento. Le energie ci sono, Crediamoci.

Ringrazio la mia famiglia per la vicinanza affettuosa e ringrazio anche il mio compagno oggetto di una attenzione morbosa. Hanno voluto mischiare la mia vita privata che difendo, con il mio impegno politico su cui avrei preferito un confronto pubblico; un massacro di voci e un circolo di vecchi video ripescati nel web usati per colpirmi al cuore e delegittimarmi con un perbenismo ipocrita degno di miglior causa.