L’AQUILA – “Noi non vogliamo questa riforma – urla un ragazzo mentre sale sul tetto della facoltà di Lettere, all’Aquila, invitando tutti gli altri a seguirlo”.

Salgono altri ragazzi, e sistemano in bella vista lo striscione contro il ddl della Riforma Gelmini, che in tutta Italia sta scatenando in questi giorni una vera e propria rivolta studentesca.

“Stanno distruggendo la scuola, la cultura, che sono il futuro dell’Italia” – urla Sara, una giovane iscritta alla facoltà.

Molti si lasciano intimorire dal freddo e dal nevischio, e invitano i loro compagni a protestare al piano di sotto, dove c’è una copertura, per fa sì che più gente partecipi alla manifestazione.

Il ragazzo con il megafono continua ad urlare: “Questa riforma taglia il diritto allo studio e introduce il prestito d’onore. Se passa il ddl, la didattica sarà messa interamente in mano ai privati”.

Poi arrivano altri studenti con in mano le bandiere rosse e gialle, e la protesta si surriscalda, nonostante il freddo.

Sono i rappresentanti dell’Udu (Unione degli studenti). Si stringono attorno ai ragazzi che sono sul tetto e dispiegano le bandiere.

 “Continueremo fino a martedì – dice una di loro, Chiara Carulli – e cercheremo di spingere più persone possibile ad andare domani a Roma, per la manifestazione nazionale, insieme a tutti gli studenti d’ Italia”.

All’Aquila, vista la particolare situazione di crisi e disagio per gli universitari, c’erano già state diverse manifestazioni nei giorni scorsi, come la protesta sotto la Regione.

“Noi viviamo un disagio nel disagio – spiega Chiara – considerando le nostre problematiche dopo il terremoto – e con questa riforma la nostra Facoltà, quella di Lettere, rischia di chiudere”.

“Stiamo già risentendo dei tagli che ci sono stati, e non si può andare avanti così” – urla Luca.

Gli studenti aquilani, in accordo con tutti gli altri studenti d’Italia, si dicono pronti a proseguire con le manifestazioni, e a far sentire la loro voce in ogni modo, affinché l’approvazione del ddl venga scongiurata.

“Vista la crisi che il nostro Paese sta vivendo – conclude Chiara – ci aspettiamo che tante altre categorie aderiscano ad una protesta che deve assumere forme sempre maggiori, perché in Italia non è soltanto la scuola ad avere problemi”.