L’AQUILA – Colorarsi politicamente per fare massa o rimanere slegati dalla militanza con il rischio di essere in pochi?
Sembra arrivata a un bivio decisivo l’azione del presidio permanente di piazza Duomo dei cittadini aquilani, che l’estate scorsa ha organizzato due importanti manifestazioni di sensibilizzazione sulle problematiche della ricostruzione del capoluogo, spezzato dal sisma del 6 aprile 2009.
Il 16 giugno 20 mila aquilani hanno sfilato per le vie della città, invadendo l’autostrada A24 e promettendo di marciare su Roma. Promessa/minaccia che si è concretizzata il 7 luglio, con 5 mila persone nella Capitale per manifestare; un corteo che ha avuto grandi momenti di tensione, con alcuni partecipanti manganellati e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, calpestato.
Ora c’è in vista la terza manifestazione, fissata orientativamente per il 20 novembre. Su una cosa sono tutti d’accordo, il tema, o titolo dell’evento: “L’Italia invade L’Aquila”. Insomma, una richiesta di aiuto agli italiani per venire nel capoluogo e condividere le rimostranze dei terremotati.
Come concretizzare questa chiamata al resto del Paese, invece, desta qualche dubbio all’interno del presidio, a oggi indeciso sul da farsi, con due posizioni che si vanno delineando e su una delle quali si dovrà trovare unanimità di vedute o quantomeno una maggioranza.
UN EVENTO, TANTI TEMI
Un’ipotesi della prima ora è quella di far diventare L’Aquila “epicentro” di una manifestazione che tratti tutti i temi caldi d’Italia: dall’emergenza rifiuti napoletana, al no alla Tav, dal no al Ponte sullo Stretto al futuro di Termini Imerese, al popolo viola eccetera.
Insomma, tutto all’Aquila, che a quel punto potrebbe essere autenticamente invasa da una serie di comitati, associazioni, gruppi legati alle diverse tematiche.
Il rischio che si vuole soppesare attentamente, però, è quello che chiamare a raccolta e allinearsi a tanti gruppi antagonisti possa dare per la prima volta una colorazione politica a un presidio che, fin qui, pur ospitando anche tra i più attivi persone di connotazioni politiche note, si era mantenuto al di sopra delle divisioni di partito e di schieramento, rivendicando l’aquilanità come primo e unico dei suoi valori e interessi.
“Schierarsi apertamente con gli antagonisti – spiega Mauro Zaffiri, tra i dubbiosi – potrebbe far entrare un gran numero di persone nel fronte, ma darebbe una collocazione politica chiara con una scelta di campo senza ritorno, e l’assemblea dovrebbe assumersene le responsabilità”.
UN EVENTO, UN SOLO TEMA
Di più semplice realizzazione, ma anche di minor impatto, l’alternativa sarebbe quella di chiamare a raccolta gli italiani che hanno ancora a cuore la causa dell’Aquila (se ce ne sono) organizzando un evento dedicato solo alle problematiche del post-terremoto: sospensione delle tasse, occupazione e sostegno all’economia, i tre punti della famosa sigla “Sos” delle manifestazioni estive.
Differenze evidenti con la prima ipotesi: si tratterebbe di una replica dei cortei di giugno e luglio, con il solo accento in più di coinvolgere anche gente da altre regioni, magari quelle vicine: Umbria e Marche, terremotate pure loro, Campania, idem, e Lazio, che “balla” con lo sciame dei Monti Reatini che sta incalzando anche Montereale.
Facile ipotizzare che un evento del genere, pur mantenendo il presidio degli aquilani lontano dai gruppi antagonisti e quindi da una colorazione politica, avrebbe anche meno clamore mediatico nazionale, o forse per nulla, e meno partecipazione di pubblico.
LA SCELTA
Per scegliere quale strada imboccare domani si terrà un incontro, probabilmente decisivo, alle 18 presso il tendone di piazza Duomo.
Chiunque vorrà presenterà un suo documento con l’ipotesi organizzativa che intende proporre e si deciderà come organizzarsi.
Una decisione che pare già presa secondo l’associazione L’Aquila città futura, che sulla rete sociale di Facebook ha lanciato già una sorta di annuncio dell’evento, intitolato “L’Aquila chiama Italia” e che ricalca la prima ipotesi al vaglio, quella di una manifestazione con tutti i temi nazionali affrontati all’Aquila.
Un annuncio che, con i meccanismi di passaparola del social network, si è già diffuso a macchia d’olio, suscitando entusiasmi da una parte e malumori dall’altra, questi ultimi in particolare da parte di chi, nell’organizzazione di questo evento, vede un bivio importante da affrontare con cognizione di causa.
Anche perché la manifestazione del 20 dovrà fare da vetrina al lancio della raccolta di firme per la presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare sulla ricostruzione: il vero “bersaglio grosso” che, al di là di come sarà organizzato il corteo, quelli del presidio non vogliono mancare.



