L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila non rilascia il contributo per la riparazione di un aggregato nel centro storico, una dirigente della stessa amministrazione fa causa e la vince.

Non si contano più, ormai, le sentenze con cui il Tar ordina al Comune di procedere a sveltire le pratiche per la ricostruzione, con l’ente che ogni volta si difende addebitando le responsabilità alle lentezze della filiera Fintecna-Cineas-Reluis, incaricate di valutare i progetti.

Per i giudici amministrativi, però, le colpe sono del Comune, in quanto “la filiera assume una funzione di mero supporto interno rispetto all’istruttoria e alle conseguenti decisioni, che restano comunque di esclusiva competenza dell’ente civico procedente”, come scritto in una precedente decisione che viene richiamata anche nel nuovo provvedimento di condanna.

Ma stavolta, a fare notizia, è il fatto che tali giustificazioni non convincono neanche la responsabile dell’Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila Patrizia Del Principe che, insieme ad altri condomini di un edificio di via San Francesco di Paola, ha deciso di procedere contro l’amministrazione.

Da sottolineare che il settore diretto dalla Del Principe è nato in seguito al terremoto del 2009, per fare fronte alle tante problematiche emergenziali nate dopo il sisma, tra cui proprio quella di dare una risposta in termini alloggiativi ai cittadini aquilani che vivevano in case dichiarate inagibili.

Tra l’altro, sul fronte opposto, a tutelare le ragioni del Comune, la Del Principe si è trovata un collega, il dirigente dell’Avvocatura comunale Domenico de Nardis, che in una precedente udienza aveva dovuto “battersi” a suon di carte bollate e memorie difensive con il fratello avvocato, Francesco Saverio.  

A fare giurisprudenza nel settore è stata una decisione del Tar del maggio 2011 fa nei confronti del Comune di Prata d’Ansidonia (L’Aquila) su un ricorso presentato da Paolo Costanzi, direttore del Consiglio regionale e in seguito divenuto consigliere comunale di opposizione del paese, istanza curata dall’avvocato Alessandro Piccinini.

Stanco di aspettare, Costanzi si era rivolto al Tribunale amministrativo che aveva obbligato il Comune a procedere senza indugi al rilascio dell’indennizzo entro i due mesi fissati dall’ordinanza 3790 del 2009, un termine fino ad allora considerato non perentorio.

Da quel momento, una pioggia di richieste è scrosciata sui tavoli dei magistrati che, in linea con il principio stabilito a suo tempo, stanno dando ragione ai proprietari.

Una situazione che rischia di complicarsi ulteriormente, visto che la convenzione con la filiera scade a fine anno e non è stata firmata la proroga al 31 marzo 2013 come, invece, precedentemente annunciato.

Entro il 31 dicembre, infatti, non sarà ancora diventata operativa la “rivoluzione” del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca con la sua legge sul ritorno alla gestione ordinaria della ricostruzione. Una nuova macchina organizzativa che dovrà camminare su due gambe: da un lato il nuovo Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, di cui però è stato nominato solo il titolare, Paolo Aielli, dall’altro la pattuglia di 128 figure professionali da selezionare con il “concorsone”, arrivato alla fase finale degli orali, che ci saranno a partire dal prossimo 3 gennaio.

A queste si andranno ad aggiungere le altre 50 persone assunte dall’Ufficio di Aielli, 25 a tempo indeterminato, anche loro provenienti dai vincitori del “concorsone”, e 25 per tre anni attraverso il “concorsino” per titoli e colloquio.

Nel frattempo il Comune sarà costretto a stringere i denti e aspettare, oltre che a pagare le spese processuali dei vecchi e, eventualmente, dei nuovi ricorsi presentati dai cittadini esausti. Pierluigi Biondi