L’AQUILA – Non sorgerà all’Aquila un nuovo ponte Belvedere moderno e hi-tech, ma si interverrà sul vecchio con opere di consolidamento post-sisma.
A chiudere il dibattito tra chi auspicava una struttura avveniristica proprio nel cuore del centro storico dell’Aquila, come lo stesso assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano aveva proposto, è il suo collega in Giunta con delega alle Opere pubbliche Alfredo Moroni che conferma ad AbruzzoWeb “un recupero strutturale del vecchio ponte” perché di meglio non si può.
“Si spenderanno circa 900 mila euro per metterlo a posto a fronte di 30 milioni di euro necessari per costruirne uno nuovo – stima Moroni – Non ci vorrà molto né in termini economici né di tempo per riaprire il ponte, una volta pronto il progetto che, comunque, dovrà passare per la Giunta”.
In totale disaccordo con la decisione del settore Opere pubbliche, è, però, Di Stefano, che resta fermo sull’idea “di una sostituzione del vecchio”.
“Non sono d’accordo con la decisione di mantenerlo così com’è: si sarebbe dovuto, a mio avviso, riqualificare la scarpata e togliere quei piloni, lasciandone uno solo e creando un ponte tecnologico di arredo urbano. L’attuale, invece, appesantisce l’intero contesto”.
Sono ormai alle battute finali gli studi tecnici sul ponte eseguiti dal dipartimento di Ingegneria civile, edile architettura e ambientale dell’Università dell’Aquila, diretto dal professor Dante Galeota.
L’Ateneo consegnerà alla metà del mese prossimo le indicazioni progettuali all’assessorato alle Opere pubbliche che dovrà trasformarle in progetto esecutivo.
“I primi di ottobre faremo l’ultima prova di carico con 4 autotreni dal peso di circa 4 tonnellate l’uno, che entreranno progressivamente consentendoci di misurare le deformazioni del ponte e di confrontarle con il modello teorico stilato – precisa il professor Galeota – Poi lo andremo a calibrare in base ai risultati sperimentali, in modo che si possa rappresentare al meglio il comportamento del ponte”.
Il lavoro sul ponte, come precisa Galeota “non sarà invasivo e richiederà 4 o 5 mesi. Bisognerà sostituire gli appoggi della travata centrale che dovrà essere sollevata di circa 50 centimetri per permettere di inserire i nuovi appoggi con l’utilizzo di un sistema di martinetti idraulici che hanno un pistone in grado di pompare olio in pressione e di sollevare il ponte”.



