L’AQUILA – Alcuni pezzi da 90 della politica aquilana, tra cui il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e l’assessore alle Opere pubbliche Alfredo Moroni, potrebbero cadere sotto la scure della legge anticorruzione che stabilisce le incompatibilità tra gli incarichi dirigenziali negli enti pubblici e i ruoli elettivi nelle province e nei comuni con più di 15 mila abitanti.
La vicenda è stata sollevata dal coordinatore regionale del Popolo della libertà, il deputato Filippo Piccone, nella guerra che lo vede contrapposto al primo cittadino di Avezzano (L’Aquila), Gianni Di Pangrazio, che è direttore generale della Provincia dell’Aquila.
Piccone, che è pure sindaco di Celano, una poltrona che dovrà lasciare a sua volta dopo la riconferma a parlamentare, ha puntato l’indice sul collega marsicano, sollevando le incompatibilità previste nel decreto legislativo 39 del 2013 in una lettera ufficiale al prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci.
La norma recita testualmente che “gli incarichi dirigenziali, interni ed esterni, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico di livello regionale, provinciale o comunale sono incompatibili con la carica di componente della giunta o del consiglio della regione interessata; con la carica di componente della giunta o del consiglio di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione della medesima regione; con la carica di presidente e amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte della regione”.
Di Pangrazio si è difeso sottolineando la non retroattività della legge, ma è stato smentito da un pronunciamento della commissione Civit, autorità nazionale anticorruzione, che a seguito di numerose richieste di parere, il 27 giugno scorso ha chiarito che “il fatto che l’origine dell’incarico si situa in un momento anteriore non può giustificare il perdurare nel tempo di una situazione di contrasto con la norma, seppur sopravvenuta”.
Ma Di Pangrazio non è l’unico nome eccellente che potrebbe essere chiamato a optare tra professione e carica pubblica: nella sua stessa situazione, per esempio, ci sono anche Cialente, che da qualche settimana ha ripreso il suo lavoro da dirigente medico presso l’Azienda sanitaria locale della provincia dell’Aquila, e Moroni, che ricopre lo stesso ruolo in Regione nel settore delle Risorse umane.
La loro posizione dovrà essere valutata dal segretario dell’ente, Carlo Pirozzolo, cui è assegnato il compito di responsabile del piano anticorruzione e quindi di vigilare sulle presunte incompatibilità, contestando l’esistenza o l’insorgere delle situazioni previste dalla legge.
A quel punto gli interessati saranno chiamati a scegliere: o la poltrona o il lavoro, con la possibilità anche di optare per l’aspettativa, cioè di mantenere il posto ma senza prendere lo stipendio.






