L’AQUILA – Questa mattina, presso l’Auditorium “Gen. Salvatore Florio” della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza dell’Aquila, si è tenuto il Convegno di studi sul tema: “Il reimpiego dei capitali di illecita provenienza: la penetrazione economica della criminalità organizzata nell’Italia settentrionale”.
La Scuola, preposta alla formazione tecnico-professionale di futuri ispettori del Corpo, ha promosso ed organizzato l’evento che si inserisce tra le primarie progettualità culturali dell’Istituto. Dare voce alla cultura della legalità: è stato questo l’obiettivo essenziale sotteso all’iniziativa, tanto ambiziosa quanto lungimirante, di ospitare presso il prestigioso Istituto di Istruzione della Guardia di Finanza Magistrati che, a capo di importanti Uffici Giudiziari impegnati sul fronte del contrasto al crimine organizzato, a tale cultura ispirano – con intimo e incondizionato convincimento – il proprio impegno istituzionale e sociale.
Al Convegno sono intervenuti: Giovanni Canzio, Presidente della Corte D’Appello di L’Aquila, Giuseppe Pignatone, della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Michele Prestipino Giarritta, Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Maurizio De Lucia, Sostiuto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, Nicola Piacente, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano ed il Professor Alfio Caruso, noto storico di mafia.
Grazie ai puntuali contributi forniti dagli illustri relatori, è stato possibile tracciare il punto di situazione sulle modalità di infiltrazione dei fenomeni associativi di tipo criminale. L’occasione ha offerto una preziosa e rara opportunità di ascoltare e, quindi, di apprendere le esperienze maturate sul campo da parte dei magistrati che, in prima persona, le hanno combattute e le combattono tuttora, ma anche di analizzare i diversificati sistemi di contrasto a tali consorterie, attuati in sinergia operativa con le Forze di Polizia.
L’insediamento della “’ndrangheta” nel nord d’Italia ha una sua peculiarità: essa ha creato delle vere e proprie filiali fisse delle cosche, la cui strategia di penetrazione nel tessuto economico oramai si snoda attraverso una sorta di doppio binario: quello del consenso e quello dell’assoggettamento.
“Un’associazione mafiosa – secondo Pignatone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – capace di penetrare in strati sociali diversi, di acquisire alleanze e complicità, basate spesso sulla paura, ma a volte anche su calcoli di convenienza: pacchetti di voti per i politici, laute parcelle o buoni affari per professionisti e burocrati, capitali a buon mercato e ostacoli alla concorrenza per gli imprenditori”.
“La repressione non basta – ha aggiunto – è necessaria la reazione della società civile con tutte le sue articolazioni, contrastando il silenzio e l’omertà: così si può sconfiggere questo cancro della società che mette a rischio l’economia e la democrazia del nostro Paese”.
L’evento ha ottenuto l’adesione delle autorità locali. Erano presenti il Prefetto della Provincia di l’Aquila e numerosi esponenti di diversi Uffici Giudiziari dell’Abruzzo. Il tema ha suscitato l’interesse ed ha attirato la partecipazione anche dell’Ateneo Aquilano, in particolare dei docenti e studenti della facoltà di Economia e del Corso di Scienze dell’Investigazione.






