L’AQUILA – Otto anni fa perse un occhio per  una rasoiata inferta dal rivale in amore, minorenne all’epoca dei fatti, figlio di un collaboratore di giustizia: si tratta dell’episodio dalle conseguenze più  gravi nell’ambito della turbolenta  movida aquilana che ci fu a piazza Chiarino. Ora però il ragazzo ferito ha presentato una richiesta di danni di 300 mila euro e il giudice che si occupa di questo spinoso caso ha fissato l’udienza a fine maggio. Una controversia civile che sarà giocata sul filo delle perizie.

Il giovanissimo aggressore, che adesso come il padre vive lontano dall’Aquila, venne anche arrestato con la motivazione di essere un soggetto pericoloso e fu condannato a dieci mesi di reclusione con i benefici di legge, pena bassa anche per l’attenuante di essere minorenne all’epoca dei fatti.

Il ragazzo, sferrato il colpo, si dette alla fuga tra gli sguardi atterriti dei presenti che, vedendo il viso del ferito diventato una maschera di sangue, chiamarono il 118. Disse poi, di avere temuto ritorsioni da parte degli amici del giovane da lui ferito anche se non ebbe conseguenze  come attestano le indagini dei carabinieri.

Nel corso di questo giudizio civile la parte lesa è rappresentata dall’avvocato Massimiliano Venta  e la controparte dal  collega Massimo Costantini.