L’AQUILA – L’Aquila rischia di perdere il suo centro per gli immigrati.

I fondi per il sociale sono sempre insufficienti, così gli extracomunitari che speravano di trovare fortuna all’Aquila ora non sanno, letteralmente, dove andare a sbattere la testa. E una realtà bella e importante come quella della struttura polivalente provinciale per gli stranieri è morta.

“Non abbiamo i soldi per pagare l’affitto – spiega ad AbruzzoWeb Gamal Bouchaib, consigliere straniero al Comune dell’Aquila e responsabile del centro – io mi occupo di pagare di tasca mia le bollette, ma il resto non posso”.

Il membro del comitato dell’Islam italiano al Viminale e presidente della Consulta degli immigrati della provincia dell’Aquila è furioso, il centro non è arrivato nemmeno a compiere il terzo anno d’età che già non ce la fa ad andare avanti: “non riusciamo a ottenere contributi né dalla Regione né dalla Provincia”.

“Eravamo finanziati dalla legge regionale 46 voluta dall’ex governatore Ottaviano Del Turco e speravamo continuasse anche con l’attuale legislatura del presidente Gianni Chiodi – sottolinea Gamal – Una parte del bilancio veniva destinato all’immigrazione e hanno deciso di aprire in ogni provincia un centro polivalente. Il fondo era di 1 milione e 300 mila euro, che tutte le associazioni regionali avrebbero dovuto autogestire insieme”.

Ma dopo il passaggio di testimone le cose sono cambiate e nonostante la legge sia sopravvissuta ha smesso di elargire soldi.

“Per questo motivo ho posto il problema alla Provincia e direttamente al presidente, Antonio Del Corvo – continua il consigliere straniero – ma sono due anni e mezzo che dicono di non avere risorse da destinare a noi, nonostante a Luco dei Marsi (L’Aquila) abbiano dato 110 mila euro per un centro per immigrati”.

“Perché lì, dove ci sono 1.400 immigrati si trovano i soldi e non per L’Aquila, dove ce ne sono 5 mila? – si interroga – Mi piacerebbe incontrare l’assessore provinciale alla Promozione sociale Luigi D’Eramo per chiedergli di continuare a percorrere la strada intrapresa già dalla legge 46”.

Ma Gamal e i numerosi ragazzi che gravitano nella struttura non sono rimasti con le mani in mano. Hanno organizzato una colletta e hanno ottenuto dei fondi comunali per “continuare a pagare l’affitto e per andare avanti un altro po’”.

“Abbiamo ottenuto 10 mila euro con i quali riusciremo a pagare la casa fino a febbraio dell’anno prossimo – rivela – ma ho rivendicato il diritto di non chiamarlo più centro polivalente provinciale bensì centro servizi per gli immigrati. Ho intenzione di restituire la targa direttamente al presidente della Provincia perché mi sento totalmente abbandonato. Il nostro territorio non interessa più a nessuno, è orfano dei suoi rappresentanti”

“Mi chiedo come mai non ci sia un progetto sull’immigrazione e si parli solo di San Benedetto dei Marsi e di Luco – continua – Il nostro è un problema identitario, la nostra città sta chiudendo un pezzo la volta”.

“Il Comune sa quali sono le nostre condizioni, deve prendere una decisione definitiva e aprire un proprio luogo di aggregazione per gli immigrati, anziché fare come adesso pagando soldi ai privati – dice ancora Gamal – L’Aquila è piena di ritrovi per anziani, ed è giusto che sia così, ma servono anche per noi. Oltre 1.000 giovani sono a spasso e nessuno ne parla”.

Secondo Gamal in questo modo si potrebbe anche arginare il problema sicurezza: “quando questi centri aggregativi diventano attrattive si sa sia chi entra sia chi esce e si fa un’opera di prevenzione. Si tratta di responsabilizzazione dell’immigrazione”.

“Sembra che gli extracomunitari li vogliamo solo come manodopera – conclude Gamal – Non diamo loro nessun tipo di tutela, il Tribunale dell’Aquila, la Questura, la Corte d’appello non hanno neanche un traduttore che aiuti gli stranieri a comunicare”.