L’AQUILA – Il parco palontologico di Pagliare di Sassa, distrutto dai vandali, torna a far discutere.
AbruzzoWeb si era già occupata, lo scorso marzo, del caso del danneggiamento delle riproduzioni di animali preistorici, che erano state posizionate nei pressi del progetto C.a.s.e. della zona.
Torna sulla questione il dottor Giorgio Spacca, candidato alle prossime elezioni amministrative nella lista del Partito democratico, con una lettera, che riceviamo e pubblichiamo.
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA
Proverò a coniugare due concetti: quello del vandalismo e della sottocultura della violenza e quello della scuola!
Mi direte che è un trastullo di logica scontata, una inutile operazione di processi consequenziali ma leggendo questo breve articolo potrete aggiungerne molte altre di critiche, non ultima quella dell’esempio che citerò a motivo di queste considerazioni.
Pagliare di Sassa progetto C.a.s.e. una fredda mattina di circa un mese fa ero uscito per la passeggiata obbligatoria con il fido Doro (un bastardino nero raccolto sulla strada tre anni fa da mio figlio Stefano e oggi diventato il padrone assoluto degli orari e delle abitudini di casa).
Noto, nell’incertezza di un’alba scura, una grande sagoma posta sul vialetto ghiaioso e giunto a pochi metri di distanza riconosco la forma di un elefante mutilato! Una zampa rotta da una parte, una zanna spezzata dall’altra e tutt’intorno le sagome di altri animali distrutte, disintegrate, profanate!
Era tutto quello che restava del giardino paleontologico di Pagliare di Sassa (The Palaentological garden…)
Sì, perché questo “Giardino Paleontologico” ha avuto anche una autorevole inaugurazione il 27 maggio del 2011! È passato meno di un anno ed è già stato distrutto!
Ma torniamo alla plumbea alba di un mese fa.
Non appena mi resi conto di questa distruzione cominciai a cercare un numero telefonico da comporre, dei responsabili del giardino stesso o dei referenti, ma non trovai nulla sui cartelloni o nelle bacheche del luogo e così non mi rimase altra scelta se non quella di chiamare alcuni amici per allertare i vigili urbani e per rendere noto quanto accaduto.
La seconda telefonata della mattina la feci ad Alberto Orsini, altro mio amico, il quale inviò sul posto una sua persona e la cosa, pubblicata su questo sito, divenne così di dominio pubblico.
Quello spettacolo era per me, per la mia educazione, per il mio carattere una cosa insopportabile!
Una violenza gratuita, cieca, idiota perpetrata ai danni di un bene comune da imbecilli, vigliacchi e soprattutto ignoranti”.
Hanno distrutto le sagome di un Ippopotamo antico, di un Mammut di steppa, di un rinoceronte… vissuti in questi luoghi in ere primordiali.
Avevano un difetto queste bestie? Sì, erano tutte rigorosamente fatte di polistirolo espanso!
Ma erano della comunità, dovevano e devono essere ricostruite e protette.
Veniamo adesso al secondo concetto citato inizialmente: quello della scuola e non allontaniamoci molto da questo luogo perché gli insegnanti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di Sassa, riuniti nella commissione “Oltre il Musp”, stanno da tempo suggerendo l’idea di costruire un nuovo polo scolastico nella frazione che tenga conto del mutato numero di abitanti e delle mutate condizioni generali dovute al post-sisma.
Gli stessi insegnanti auspicano che la nuova struttura (che dovrebbe ospitare più di 400 bambini e ragazzi, dall’infanzia alla primaria fino alla secondaria di primo grado) “…passi anche attraverso la realizzazione di strutture di qualità!” (come dargli torto?).
Il loro timore oggi è rappresentato dall’assenza di fondi destinati all’edilizia scolastica per la frazione di Sassa ma rassicurazioni in questo senso vengono dall’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane e io mi auguro che si trovi una concreta via di realizzazione.
Si perché la possibilità di dare risposta ai due concetti che avrei voluto coniugare all’inizio deriva ineludibilmente da questa domanda: “…e se il rispetto della res publica passasse attraverso il rispetto della scuola, di chi ci insegna e dei luoghi dove l’educazione viene ricevuta?”.





