L’AQUILA – Una quindicina di metri quadrati complessivi contenenti tre piccoli locali: uno per una piccola scrivania per i medici, un lettino, le apparecchiature; un altro per le infermiere e le praticanti, uno sgabuzzino, e un bagno di un metro quadrato dove le pazienti, tremila l’anno, sono costrette a cambiarsi.
La piccola area, assolutamente angusta e poco salubre, è ritagliata in corridoio con vano ascensore ed ospita l’ambulatorio di ostetricia e ginecologia dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila.
La situazione di precarientà è dovuta anche alle difficoltà causate dal terremoto, ma gli operatori chiedono che anche questo ambulatorio, come è avvenuto per tanti altri, sia ospitato in una struttura mobile più grande e pulita.
Inoltre, alcune associazioni, coordinate dalle suore della Dottrina cristiana, hanno raccolto fondi per l’acquisto di macchianari, ma questi ultimi non possono essere presi perché non c’è lo spazio per poterli poggiare.






