L’AQUILA – Il neo arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, ha dato ordine di congelare ogni procedimento, trattativa e azione legata alla ricostruzione del vasto patrimonio ecclesiastico gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009.
Il prelato vuole vederci chiaro sulla gestione dei milionari appalti privati ad affidamento diretto sui quali si sono concentrati gli interessi, a tratti morbosi, di rappresentanti del clero e tecnici, progettisti e imprese “amiche” della Chiesa aquilana.
Una realtà, questa che ha fatto ripiombare la Curia nel clima di veleni che aveva caratterizzato il mandato dell’arcivescovo monsignor Mario Peressin, predecessore dell’attuale, monsignor Giuseppe Molinari, proprio il prelato che si è dimesso per raggiunti limiti di età e ha lasciato il posto a Petrocchi, originario di Ascoli Piceno e per 15 anni vescovo di Latina.
Il grande affare del terremoto e il braccio di ferro per il controllo della Curia sono state tra le cause principali della guerra tra lo stesso Molinari e il vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, arrivato all’Aquila dopo il terremoto per dare una mano al titolare.
Uno scontro alimentato soprattutto dai gruppi legati ai due prelati che si sono dati battaglia e si danno ancora battaglia senza esclusione di colpi per “cercare le grazie del nuovo Capo e un posto al sole nei prossimi anni” anche in questi giorni che precedono l’inizio del mandato di Petrocchi che si insedierà il 7 luglio prossimo.
Quando finirà l’era Molinari che decadrà dalla carica di amministratore apostolico attribuita in attesa dell’insediamento del nuovo arcivescovo.
Secondo quanto si è appreso da fonti curiali e anche vicine a monsignor D’Ercole, monsignor Petrocchi prenderà in mano direttamente la gestione della ricostruzione, considerando che la situazione che si è creata non fa certo bene all’immagine di una Chiesa che ha mostrato di essere più sensibile agli affari che all’attività pastorale, quanto mai importante in un territorio in ginocchio per la tragedia del sisma che ha causato la morte di 309 persone e per le difficoltà sociali legate a una ricostruzione e un rilancio che non decollano.
Contestualmente, Petrocchi si occuperà di comporre le profonde divisioni all’interno del clero facendo cambiamenti tali da delineare una nuova organizzazione che abbia tra le finalità il recupero di un clima di serenità e pace, valori sui quali si è soffermato molto nella sua prima lettera al clero e ai fedeli. In tal senso, potrebbe esserci una autentica rivoluzione.
Non c’è dubbio che nell’azione di monsignor Petrocchi sia centrale la ricostruzione di chiese e palazzi curiali: non a caso, a far emergere pubblicamente il non certo edificante quadro, la cui eco è giunta con un dossier anche in Vaticano finito nelle mani dei fedelissimi di papa Francesco, è stata la denuncia dell’Associazione nazionale Costruttori (Ance) della provincia dell’Aquila e abruzzese che in una lettera inviata ai vertici ecclesiastici attraverso rispettivi i presidenti, Gianni Frattale e Antonio D’Intino, ha accusato questi ultimi di privilegiare la scelta di imprese forestiere ai danni di quelle aquilane e regionali.
I due hanno chiesto e chiedono maggiore trasparenza e dialogo. Al richiamo si sono uniti anche tecnici e professionisti aquilani che, però, non hanno fatto un intervento pubblico.
A finire sotto la lente di ingrandimento del nuovo arcivescovo anche l’appalto definito ‘della discordia’, perché ha fatto traboccare il vaso di polemiche fino a quel momento sotto traccia: è quello, di almeno 45 milioni di euro, per il recupero del vasto aggregato che comprende anche il Duomo dell’Aquila, nel cuore del centro storico, lanciato con un contestato avviso per la prequalifica delle imprese, pubblicato sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore.
La gestione dell’operazione si ascrive al Consorzio Sant’Emidio controllato dalla Chiesa, proprietaria della stragrande maggioranza degli stabili attraverso il presidente Augusto Ippoliti e il responsabile dei lavori l’ingegnere Antonio Masci.
Ora anche questo appalto privato che vede in lizza sette soggetti (all’invito avevano risposto in quattordici) è congelato: questo sempre per ordine del nuovo arcivescovo, dopo che invano Frattale aveva chiesto il ritiro “perché i requisiti previsti tagliano fuori le aziende aquilane ed abruzzesi in quanto sono in possesso di due-tre imprese in Italia”.
A rischiare un brusco ridimensionamento nel quadro che sarà delineato dal nuovo arcivescovo sono soprattutto i fedelissimi di monsignor Molinari, in testa don Alessando Benzi, non a caso responsabile dell’ufficio per la ricostruzione, che alla fine hanno prevalso nel controllo delle operazioni legate agli appalti.
Come confermato nelle passate settimane anche da monsignor D’Ercole che, a proposito delle polemiche sul Consorzio Sant’Emidio, ha affermato di non poter rispondere perché non coinvolto nella ricostruzione, guardandosi bene dal difendere monsignor Molinari dall’attacco in atto da parte dell’Ance, una chiara prova del clima che si respira in curia.
Tremano però anche i “laici” che hanno agito come consiglieri di Benzi, in primis la famosa commissione che vede come protagonisti l’avvocato brindisino Michele Conte, che cura gli interessi della curia nel rapporto con i giornali che si sono permessi di obiettare sulle decisioni della Chiesa aquilana, il commercialista pugliese Gimede Gigante e l’architetto Marco Volpe che ha sostituito nella guida dell’organismo il signor Augusto Ippoliti diventato presidente del consorzio Sant’Emidio.
A determinare la decisione di Petrocchi, tra le altre cose, l’informazione che gli è stata riportata della corsa alla firma dei contratti per ratificare ufficialmente le intese sui lavori gestiti dalla Chiesa che si è scatenata nei giorni precedenti la sua nomina, un fenomeno deprecabile proseguito anche in questi giorni.
Tremano i professionisti e gli imprenditori di riferimento molti dei quali non aquilani, che potrebbe vedere ridimensionati i loro privilegi ottenuti attraverso percorsi spesso poco chiari.
ANCHE FRATTALE (ANCE) INVOCA PETROCCHI
“Non ho avuto risposte né dalla Curia, né dal Consorzio Sant’Emidio, né dall’avvocato Conte. Speriamo che l’arrivo del nuovo Arcivescovo possa determinare un clima di maggiore chiarezza e collaborazione”.
Così il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) della provincia dell’Aquila, Gianni Frattale, torna a chiedere chiarezza e trasparenza sull’appalto privato, controllato dalla Chiesa aquilana, per il recupero del vasto aggregato che comprende anche il Duomo, lanciato un contestato avviso per la prequalifica delle imprese, pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore, dal Consorzio Sant’Emidio.
Anche Frattale si appella al nuovo arcivescovo, monsignor Giuseppe Petrocchi, per comporre una controversia che ha creato un solco tra il mondo imprenditoriale e il clero.
“Non vogliamo entrare in polemica ma ci sono punti da chiarire e le risposte che ancora attendiamo devono riguardare i contenuti e devono vertere nel merito delle questioni tecniche precise che da tempo ufficialmente abbiamo sollevato – ha continuato Frattale – Non abbiamo mai chiesto di abbassare l’asticella delle garanzie fideiussorie, le nostre perplessità erano legate ai requisiti dell’associazione orizzontale pubblicate sul bando, ed abbiamo avuto ragione visto che, vedendo le risultanze delle scelte del consorzio, si è attuata di fatto l’associazione verticale; questo pur non essendo stato ripubblicato l’avviso pubblico”.
“A questo punto è lecito pensare che sia stato fatto tutto a chiamata diretta solo per alcuni eletti. Infatti, delle sette associazioni temporanee d’impresa ammesse a partecipare, solo due hanno i requisiti del bando pubblicato sul Sole 24 Ore”, conclude. (b.s.)



