L’AQUILA – “Ogni ipotesi di ampliamento dell’area del nucleo industriale di Pile vedrà la mia ferma opposizione e avrà il mio voto contrario qualora approdasse in Consiglio provinciale”.
Lo dichiara il capogruppo di Lavoro e futuro alla Provincia dell’Aquila, Pierpaolo Pietrucci.
“Il consumo del territorio, in atto dalla data del sisma – afferma Pietrucci – rischia infatti di produrre effetti devastanti in termini di equilibri urbanistici, ambientali e di servizi ai cittadini, nonché di aprire le porte ad una gigantesca speculazione edilizia che finirebbe per soffocare nel cemento il futuro dell’Aquila e le speranze di una sua rinascita”.
“Sono pienamente concorde con quanti, e in primis i movimenti di cittadini che in questi giorni stanno riportando all’attenzione dell’opinione pubblica la questione dell’urbanizzazione indiscriminata del territorio – aggiunge – nel nome di una ricostruzione provvisoria che porterà a un’eccedenza di spazi edificati rispetto al fabbisogno abitativo”.
“L’Aquila e il suo comprensorio, dopo il sisma, sono stati interessati dall’insediamento di 19 nuovi quartieri del progetto C.a.s.e. e di numerosi villaggi Map, per non parlare delle migliaia di manufatti provvisori a uso abitativo o commerciale autorizzati dalle delibere di consiglio comunale numero 57 e 58 del 25 maggio 2009, dei Musp per le scuole e dei capannoni industriali riadattati o di nuova realizzazione per la ricollocazione di attività produttive e di sedi istituzionali e universitarie”, ricorda il consigliere.
“Un surplus di locali a uso residenziale, commerciale o direzionale per cui si porrà un oggettivo problema circa il loro utilizzo quando le abitazioni e le sedi originarie torneranno agibili. Pertanto, prima di consumare ulteriore territorio con impianti industriali e produttivi – propone Pietrucci – ritengo sia necessario provvedere preventivamente a un monitoraggio della situazione insediativa del nucleo industriale, dove molte strutture, anche di vaste dimensioni, sono inutilizzate”.
“Solo per fare un esempio – spiega – risultano disponibili i 28 mila metri quadri dello stabilimento Finmek, i 6 mila di quello Selex, gli 8 mila dello stabilimento Fida e altrettanti dell’impianto Lares, cui vanno aggiunti i 34 mila metri quadri di nuovi impianti da realizzare”.
“Una situazione che andrebbe dunque verificata e monitorata da un organismo terzo, una commissione tecnica incaricata allo scopo di rappresentare ufficialmente un quadro sinottico della situazione. Prima di occupare e cementificare nuovi spazi, pertanto – ribadisce Pietrucci – bisogna considerare la disponibilità di quelli già esistenti e non utilizzati”.
“Ricordo, peraltro, che abbiamo un nucleo industriale anomalo, esteso com’è in un’area che va da Pizzoli a Barisciano – conclude – e in cui quello che manca non sono certo i capannoni, bensì le urbanizzazioni, le manutenzioni stradali, le infrastrutture e delle vere politiche di rilancio economico e soluzioni industriali e occupazionali”.



