L’AQUILA – L’Aquila non è una città per giovani.
Sono 2.300 i ragazzi residenti nel capoluogo abruzzese che dal 2009 a oggi hanno scelto di fare le valigie e andare via, cambiando città o addirittura nazione.
È la fotografia scattata dai Servizi Demografici del Comune dell’Aquila, attraverso i numeri analizzati dal Servizio elaborazione dati (Sed), che ha preso in esame i cinque anni precedenti (2004-2009) e i cinque successivi (2009-2013) al terremoto del 6 aprile 2009, uno spartiacque inevitabile nella vita degli aquilani.
In special modo per i giovani tra i 18 e i 35 anni – quelli presi in esame – che nel decidere dove costruire il proprio futuro, spesso optano per qualcosa che sia già strutturato: che manchino spazi aggregativi e sociali è ormai cosa nota, ma a ciò si aggiunge la mancanza di lavoro, in un territorio sul quale, oltre alla crisi generale, ha infierito anche il sisma.
C’è da dire che la tendenza a emigrare ha da sempre accompagnato i giovani aquilani, fin da prima il terremoto, evento che per qualche tempo ha rallentato la fuga, poi però ripresa in maniera decisa.
La fascia di età presa in considerazione (18-35 anni) include anche i giovani che appena maggiorenni, una volta conclusi gli studi superiori, decidono di proseguire il percorso formativo all’università.
Presumibilmente è in questo momento che molti scelgono di andare via, e molti altri di restare a vivere nella città dei loro studi universitari, anche una volta che questi si sono conclusi.
Andando nel dettaglio, si nota come la stragrande maggioranza abbia scelto una meta entro i confini italiani.
Nell’”anno zero” per L’Aquila, il 2009, sono andati via 356 giovani, 367 nel 2010, 453 nel 2011, ben cento in più l’anno seguente, con 553 perdite, e 575 hanno lasciato la città nel 2013.
La fuga verso l’estero si è intensificata nel 2012 e 2013, con 38 giovani per ogni anno a iniziare una vita oltre i confini, mentre negli ani precedenti la meta estera era meno gettonata.
Come abbiamo detto, anche prima del terremoto la tendenza dei giovani era quella di andare via.
Un processo che il terremoto ha placato, per un paio d’anni, e che è poi ripreso a pieno ritmo: basti pensare che nel 2004 erano 405 i giovani in fuga, arrivati a 512 nel 2008, mentre nel 2009 sono stati 356, come detto prima.
Sembra come se i giovani abbiano voluto attendere un po’, concedere alla città il tempo di riprendersi, di ricostruirsi.
Per poi, però, restare delusi e decidere di mettere radici altrove.





