L’AQUILA – Massimo Cialente è ancora un nodo politico irrisolto nel Partito democratico e nel centrosinistra aquilano, per scioglierlo scende in campo direttamente il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani.
Sul tavolo molti dubbi, su tutti le modalità con cui si dovrà arrivare alla ricandidatura del sindaco uscente alle prossime elezioni dell’Aquila, quelle della ricostruzione post-terremoto, in una coalizione molto divisa sulla ipotesi di un Cialente-bis.
Un ostacolo tutt’altro che semplice da superare, visto che tra l’altro tira in ballo le primarie che, fino a questo momento, non sono da considerare certe.
Bersani convocherà un tavolo con i leader nazionali di Idv, Sel, Rifondazione comunista e Udc, proprio i partiti all’Aquila distanti dal sindaco, per chiedere loro di intervenire sui responsabili aquilani e regionali al fine di ricompattare la litigiosa coalizione di centrosinistra.
Si tratta proprio di quei partiti distanti dal sindaco, accusato di essere incoerente, contraddittorio e ingestibile.
La decisione è scaturita al termine di due riunioni romane andate in scena nello stesso giorno prima di Natale: in una Cialente ha incrociato de visu Bersani al quale ha chiesto di essere candidato ufficialmente anche dai vertici nazionali nell’evidente intento di rafforzarsi all’Aquila, nella seconda, alla presenza di esponenti aquilani, nel corso della quale il coordinatore organizzativo nazionale, Maurizio Migliavicca, con la inconfondibile cadenza emiliana ha comunicato ufficialmente che “Cialente c’è”.
Da qui si è sviluppata una discussione alla quale hanno partecipato il parlamentare Giovanni Lolli, l’assessore comunale Stefania Pezzopane, che insieme a Cialente hanno caratterizzato la politica aquilana di sinistra e centrosinistra negli ultimi venti anni, l’altro assessore comunale Piero Di Stefano, che con il sindaco ha rapporti tesi, poi il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Vito Albano, il consigliere comunale Fabio Ranieri e il segretario comunale, Francesco Iritale.
Il quadro di divisioni emerso ha “consigliato” l’intervento di Bersani.
Un tentativo dal risultato tutt’altro che scontato, infatti anche se il convincimento dovesse andare in porto, pezzi di consenso si perderebbero perché non sarebbero pochi coloro che non accetterebbero un’imposizione romana, pratica ingiusta e poco democratica, peraltro ormai superata.
Bersani, però, non ha avuto scelta nella considerazione che Cialente ha il gradimento di parte del Pd, ma in tal senso il fronte dei malpancisti si allarga sempre più, e poi quello di Api e Comunisti Italiani.
Per il resto, nessuno è allineato: Sel e Rifondazione, per le primarie, hanno pensato alla candidatura del primario ospedaliero Vittorio Festuccia, ex capogruppo dei Ds in consiglio comunale, l’Idv ha annunciato che correrà da sola, l’Udc, in Abruzzo dilaniato da piccole correnti e che nell’attuale Giunta è presente con il vice sindaco, Giampaolo Arduini, non ancora preso posizione.
Ma nonostante Cialente non abbia il gradimento dell’intera coalizione, le possibilità di vittoria da parte del centrosinistra sono legate alla decisione del sindaco uscente ed ex parlamentare che può vantare un buon consenso, condizione che non esita mai a ricordare nelle varie riunioni di partito e di coalizione, nelle quali esibisce anche i lusinghieri risultati di vari sondaggi.
A innescare la supervisione della segreteria nazionale del Pd sulle grandi manovre nel capoluogo abruzzese sono stati più atteggiamenti del primo cittadino che hanno allontanato la convergenza politica con i vari protagonisti del centrosinistra, dopo l’investitura di Cialente avvenuta nei mesi scorsi da parte dei vertici regionali del Pd.
In una riunione del Pd aquilano di una decina di giorni fa è emerso un punto sostanziale che divide anche pericolosamente il partito aquilano: nel corso di una discussione sulle primarie, Cialente ha dichiarato di essere il candidato della città e non del Pd.
A quel punto, si è rafforzata la fazione dei critici che hanno chiesto ai democrat di calare un altro candidato ufficiale, esprimendo una preferenza per il parlamentare Lolli.
Ipotizzando così uno scontro fratricida tra i due big, prospettiva imbarazzante e funesta non solo per il Pd ma per tutto il centrosinistra.
Su quel tavolo, finito con gli animi surriscaldati, si è ipotizzato anche un nome forte ma giovane per evitare lo scontro diretto, il “quarto uomo” anticipato da AbruzzoWeb.
Ma l’uscita di Cialente ha lasciato il segno, rimescolando le carte sulle primarie e sulla candidatura.
Per far parte della coalizione, infatti, la sinistra vuole primarie vere e quindi, se Cialente non cambiasse idea, chiederebbero un candidato forte del Pd.
Va ricordato che Cialente partecipò alla primarie (vinte) della precedente tornata elettorale in quota all’allora Ds ma come esponente della mozione di Fabio Mussi, quella dell’ex ministro che, dopo aver perso la corsa alla segreteria nazionale, uscì dai Ds per fondare Sinistra democratica (Sd), evitando l’ingresso nel neonato Partito democratico.
Cialente aderì a Sd e poi si avvicinò al Pd, ma senza iscriversi. La stessa ambiguità e lo stesso comportamento contraddittorio gli viene rimproverata anche dai suoi compagni di partito più vicini.
“All’Aquila Cialente dice di non essere il candidato del Pd alle primarie, invece a Roma va dal segretario Bersani per chiedere di essere candidato del Pd e del centrosinistra” denunciano in molti nel Pd aquilano.
Non è un caso che dopo questa infuocata riunione sia entrata in scena con decisione i vertici nazionali.
Per chiarire questa complessa situazione, la palla passa ora a Roma.





