L’AQUILA – Il manufatto sequestrato lunedì in Via Di Vincenzo nel quale si sarebbero dovute ricollocare dodici attività commerciali sarebbbe privo dei requisiti di provvisorietà, come invece previsto dalla delibera 57 del Comune dell’Aquila.

È questo uno dei passaggi contenuti nel decreto di sequestro emesso dalla Procura della Repubblica dell’Aquila, che ha posto sotto sequestro la struttura dopo le indagini condotte dagli agenti di Polizia e ha emesso dodici avvisi di garanzia.

LE CARTE DELLA PROCURA: “STRUTTURA NON PROVVISORIA E SENZA AUTORIZZAZIONI”

“Dall’esame della documentazione” scrivono i giudici del tribunale del capoluogo “emerge che si tratta di un complesso commerciale realizzato su un’area non edificabile, con struttura portante in ferro posta su una platea in cemento armato. Un immobile, dunque, privo di qualsiasi elemento costruttivo tale da far rilevare la modularità dello stesso, assolutamente mancante delle caratteristiche di provvisorietà e privo di qualsivoglia atto autorizzativo”.

Evidente il riferimento alla delibera 57 del Consiglio comunale approvata nel 2009  con cui si stabilisce che “i mutamenti  di destinazione d’uso sono ad esclusivo carattere provvisorio e potranno essere mantenuti per un periodo di 36 mesi, salvo proroghe. Caratteri, questi, assenti per quanto concerne il fabbricato in questione” aggiunge la Procura.

Stando a quanto riportato nella perizia riportata dal Pm Fabio Picuti il manufatto di via Di Vincenzo “Non sembra sanabile perchè realizzato in un’area che fa parte di una vecchia lottizzazione già completata, per la quale risulta utilizzata tutta la capacità edificatoria. Non c’è traccia di alcun titolo autorizzativo nè risulta depositato al Genio Civile il progetto esecutivo delle strutture in ferro e cemento armato. L’unica indicazione esposta è una tabella che riporta il protocollo e la data dell’autorizzazione per la realizzazione di un parcheggio, rilasciata dal settore Opere pubbliche”.

LA DIFESA DEI COMMERCIANTI: “STRUTTURA REMOVIBILE”

La versione della Procura della Repubblica è evidentemente in contrasto con quella dei commercianti che avrebbero dovuto inaugurare la loro attività nel manufatto sequestrato.

Ieri, ad Abruzzoweb, a nome di tutti gli esercenti Dino Scipione, titolare di una copisteria, ha difeso sia l’iter di autorizzazioni del manufatto, sia la sua concezione non definitiva.

“Il manufatto sequestrato non è affatto di cemento armato, è provvisorio e le autorizzazioni per quanto ci riguarda sono a posto”.

“Ci tengo a precisare – spiega – che quell’edificio non è affatto di cemento armato. Di cemento armato è la base, ma come lo sono quelle dei pub di via della Croce Rossa e di altre attività commerciali”.

“Speriamo accada presto – sospira l’esercente – comunque la norma del Comune prevede tre anni più altri tre se non sarà stato ristrutturato il negozio originale”.
Quanto alle autorizzazioni, per Scipione non è stato commesso nessuno degli illeciti contestati dalla procura.
“Ho seguito personalmente tutto l’iter – spiega – e le carte sono a posto. Sto cercando di mettermi in contatto con il procuratore perché vogliamo chiarire tutto, anche se hanno ritenuto di sequestrarlo”.

GLI INDAGATI SONO DODICI

Gli avvisi di garanzia riguardano gli assessori Marco Fanfani, alle attività produttive, Ermanno Lisi, alle Opere Pubbliche.

Analoghi provvedimenti per il comandante della polizia municipale, Eugenio Vendrame, Aldo del Beato, proprietario del terreno e amministratore unico della ditta esecutrice “Aldo del Beato & Company srl”, Marco Del Beato, direttore tecnico e direttore dei lavori della stessa ditta, Rosa Dorotea Margiassi, contitolare della ditta Del Beato, Giorgio Del Beato, procuratore generale della stessa ditta, Marzia Del Beato con analoga qualifica.

E ancora: Carlo Bolino e Renato Amorosi, dirigenti del settore Opere Pubbliche, Lucio Nardis, dirigente dello sportello unico per le attività produttive e Tiziana Moro, membro della conferenza dei servizi in rappresentanza dell’ufficio tecnico del Comune.