L’AQUILA – Fase di stallo nella maggioranza di centrosinistra al Comune dell’Aquila. Dopo la cacciata estiva dell’assessore Giancarlo Vicini del Psi la giunta è ancora sguarnita di un tassello.

Il voto del socialista Gianni Padovani ad un emendamento che andava contro il modello di sviluppo del Gran Sasso indicato dal sindaco Massimo Cialente, ha portato alla rottura con quel partito ma non ha avuto conseguenze sugli assessori di Rifondazione comunista e Sinistra ecologia e libertà, Fabio Pelini e Betty Leone, partiti che pure hanno rappresentato una voce fuori dal coro sui temi ambientali.

Ma a distanza di un mese dall’apertura di quella falla, ancora non arriva la sostituzione di Vicini, che Cialente aveva annunciato dovesse avvenire con Pierluigi Mancini di Alleanza per l’Italia, il partito di Francesco Rutelli.

Seppe della sortita del sindaco dai giornali mentre era in Polonia e da allora più nessuna informazione: “Non ho avuto alcuna interlocuzione su questo” puntualizza Mancini, che comunque non se ne fa un cruccio – “Ogni mattina vado a lavoro” dice – ma ci tiene a puntualizzare che se il problema fosse stato quello della rappresentanza dell’Api in giunta, allora questo doveva avvenire subito.

Cioè quando uscì Roberto Riga, un anno e mezzo fa, dopo le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto.

“Non vedo alcun nesso di causalità tra l’uscita di Vicini ed un mio eventuale ingresso – spiega Mancini ad AbruzzoWeb – , se quel posto spettava all’Api allora un rappresentante doveva entrare quando è uscito Riga, Vicini è del Psi!”. 

Cialente “andasse avanti tranquillo, se ci fosse stato un rispetto del partito questa scelta avrebbe dovuto farla all’epoca”. In ogni caso, garantisce Mancini, per i numeri della coalizione “non cambia nulla, non ho mai dato dimostrazioni di inaffidabilità”. E, anche se ammette di usare un plurale maiestatis, essendo rimasto l’unico consigliere comunale iscritto al gruppo Api, assicura che “rimaniamo in maggioranza”. (m.sig.)