L’AQUILA – “Non possiamo fare nulla, deve tornare a casa sua”: l’assessore all’Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila Fabio Pelini non lascia scampo al futuro di Martino Buontempo, il falegname di 70 anni che oggi sarà costretto ad abbandonare l’alloggio del progetto C.a.s.e. che gli è stato assegnato.

L’uomo vive da due anni in un monolocale che, però, dovrà lasciare per tornare a Paganica. Lì c’è l’abitazione occupata prima del sisma, circondata da case inagibili: sarà costretto a rientrarci, nonostante un certificato medico nel quale è scritto che Buontempo “è affetto da disturbo d’ansia conseguente al terremoto, per cui si ritiene auspicabile che rimanga nella casa del progetto C.a.s.e. dove risiede attualmente”.

“Quando una casa torna agibile significa che ogni inquilino del progetto C.a.s.e. ha la possibilità di tornare nella dimora che aveva prima del terremoto – spiega l’assessore – Nel caso in cui fosse in affitto, come nel caso specifico, se il proprietario è disponibile a locarlo di nuovo, allora si deve sgomberare l’alloggio”.

La deadline per lasciare l’appartamento è fissata per le 15.30, quando gli incaricati del Comune “redigeranno il verbale di consistenza e stato dell’alloggio e riacquisteranno la materiale e immediata disponibilità dello stesso”, così come scritto nella lettera di “sfratto” ricevuta dall’artigiano aquilano. Se si rifiuterà si procederà allo “sgombero coattivo”.

“L’uomo ha perso il diritto all’assistenza prevista dalle norme emergenziali – sottolinea Pelini – La casa del signor Buontempo ha l’ingresso libero, non possiamo far altro che far rispettare la legge”.

“A livello umano mi dispiace molto – ammette l’assessore – ma i certificati medici che gli hanno rilasciato non contano nulla rispetto alla norma, sarebbe una violazione. I tecnici hanno valutato la casa e l’hanno dichiarata agibile, noi non possiamo che attenerci a quello che hanno deciso”.