L’AQUILA – Altolà di Enzo Lombardi, consigliere comunale dell’Aquila e coordinatore comunale del Popolo della libertà, a una candidatura secca a sindaco di Giorgio De Matteis, vice presidente vicario del Consiglio regionale e leader del Movimento per le autonomie.
“Il candidato – ha detto Lombardi a margine di una conferenza stampa – potrebbe essere lui, oppure un altro. Se De Matteis volesse designarsi o farsi designare candidato sindaco, potrei dire benissimo ‘mi candido anch’io’. In realtà lui non può candidarsi a sindaco, può solo candidarsi a… essere candidato”.
Riferimento, quest’ultimo, al meccanismo delle primarie, su cui è stato chiarissimo il coordinatore regionale pidiellino, Filippo Piccone: si faranno e basta, nessuna imposizione dall’alto, cioè da Roma, magari su assist del governatore, Gianni Chiodi.
Lombardi è perfettamente allineato alla posizione di Piccone, e se pure non può scongiurare l’ipotesi che De Matteis si candidi alle primarie e magari le vinca, il suo atteggiamento ha fatto capire che il clima sarebbe tutt’altro che idilliaco per l’esponente Mpa.
“Ieri ci siamo riuniti con Piccone – ha aggiunto infatti – e l’indicazione è che si faranno primarie di coalizione. Lì De Matteis potrebbe candidarsi? E chi glielo impedisce! Certo, poi bisognerà vedere con quali partiti, quale coalizione, quale programma eccetera”.
Stuzzicato a chiarire l’eventualità di una sua possibile candidatura, Lombardi, ex senatore democristiano, non si è tirato indietro, replicando quasi con un vero e proprio spot. Con un distinguo, però.
“Sono stato già sindaco per sette anni (dal 1985 al 1992, ndr) e senatore aquilano – ha ricordato – e non mi sembra di aver scaldato le sedie. Tutti conoscono il mio stile di vita, che mi consente di non avere paura di niente. Senza falsa modestia, saprei bene cosa fare in questa situazione. Ma a oggi non mi voglio candidare: se i cittadini lo vogliono, me lo facciano capire. Potrei partecipare alle primarie? Perché no. Ci sono tanti vecchi giovani e, purtroppo, anche tanti giovani vecchi”.
Lapidario il giudizio sui rumors che vorrebbero Lombardi in trattative per costituire una lista civica con il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, dei Comunisti italiani, con cui ha presentato alcuni provvedimenti. “Le voci? Non posso stare appresso ai coglioni”.
Chiusura sul poco lodevole scenario di frammentazione del Pdl nel Consiglio comunale del capoluogo, dove esistono ancora i gruppi di Forza Italia (di cui Lombardi è capogruppo) e Alleanza nazionale, e in più quello del Pdl, un monogruppo privo di rappresentanza politica, oltre a un altro paio di monogruppi di consiglieri che sarebbero riconducibili al partitone azzurro.
“La riunificazione dei gruppi prima della fine del mandato? Non mi sono arreso, la riproporrò. D’altronde se c’è qualcuno che si oppone (il consigliere Raffaele Tripoli Cavaliere, capogruppo del Pdl, ndr) mica lo posso ammazzare”.
LA PROPOSTA: ”LASCIAMO UN PROGRAMMA AL NUOVO SINDACO”
“Donare al sindaco che verrà un programma di mandato già pronto, con un decalogo delle cose che non vanno e di come ripararle”.
Questa la proposta per gli ultimi mesi prima del rinnovo del Consiglio comunale del capoluogo da parte del capogruppo di Forza Italia ed ex sindaco dell’Aquila, Enzo Lombardi, che parla di “ipotesi assurda”, quindi provocatoria, ma aggiunge “pensate quanto sarebbe bello!”.
Secondo l’ex senatore, “le forze politiche maggiori dovrebbero mettersi d’accordo per forme di gestione comune e un programma unico su cui lavorare, quale che sia lo schieramento che vincerà le elezioni”.
Pungolato dai cronisti sul fatto che il voto sia troppo vicino per avviare questa discussione, “non è tardi, ce la possiamo fare”, ha assicurato Lombardi. Che ha risposto anche a un’altra obiezione, quella che tra centrodestra e centrosinistra (senza contare le mosse del Terzo polo) ora più che mai c’è incomunicabilità e per questo potrebbe ritrovarsi da solo a tentare questo esperimento: “Dovessi restare solo, lo farei lo stesso”.
Il “decalogo”, che servirebbe anche come “lavacro delle nostre coscienze, per quello che non siamo stati capaci di fare fino a oggi”, prenderebbe le mosse da una serie di emergenze di cui Lombardi ha fatto qualche esempio.
“Prima di tutto – ha snocciolato – l’organizzazione logistica, che questo Comune non ha mai voluto fare. Dopo due anni e mezzo non abbiamo trovato per il Consiglio una nuova casa, figuriamoci che fiducia possiamo ispirare ai cittadini! Poi c’è l’attività tecnico-amministrativa. Se la gran parte delle pratiche di ricostruzione per le case ‘E’ si ferma proprio al Comune, perché strilla Cialente? Infine, c’è la riorganizzazione della macchina comunale. Solo cinque dirigenti sono di ruolo, il resto è clientela!”.
Lombardi ha anche valutato negativamente l’attuale ridda di voci sul “totosindaco”: “C’è già una pletora di candidati, cominciamo molto male: Vittorini, Mantini, De Matteis… La politica deve occupare eticamente i suoi spazi, non ‘chi mi è compare mi battezza’”. (alb.or.)





