L’AQUILA – Un piano per fare chiarezza sulle destinazioni d’uso degli edifici pubblici e privati ricostruiti all’Aquila, affinché si possa parlare di una ricostruzione del cratere sismico non solo materiale, ma anche etica, cioè sociale, economica e morale.
Questo il suggerimento emerso nell’ultima riunione dell’associazione Aquilae Urbis, il laboratorio politico degli ex amministratori del capoluogo che collabora con l’attuale Consiglio comunale aquilano.
A spiegare ad AbruzzoWeb i contenuti del documento, sottoscritto dai soci e che sarà inviato al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, è il presidente dell’associazione e suo predecessore, Enzo Lombardi che afferma come sia necessario “risolvere il problema di riempire i vuoti del ricostruito. Il nuovo piano regolatore non può essere un piano esclusivamente delle nuove costruzioni – obietta – ma deve occuparsi anche dell’utilizzo di queste nuove realtà edilizie, sapendo con quali destinazioni d’uso verranno portate a termine”.
“C’è ancora scarsa chiarezza in questo senso, ma è una problematica seria – prosegue – non solo per un discorso edilizio, ma perché bisogna utilizzare queste allocazioni per riportare la gente in centro, dove gli edifici non vengono riparati già con un’idea finale della destinazione d’uso, che, a rigor di logica, così come si sta andando avanti, dovrebbe essere la stessa del pre-sisma, ma in realtà non lo è”.
“Gli aggregati edilizi devono essere ricostruiti in coerenza con un uso certo e prevedibile, il fine deve essere quello di evitare la desertificazione – insiste Lombardi – L’esempio principale è quello dell’edilizia pubblica: tutti gli immobili di Provincia e Regione, dello Stato, per i quali non si ha alcuna idea di che cosa diventeranno. Oppure prendiamo il comparto dell’edilizia ecclesiastica: ho fatto il calcolo, dentro le mura ci sono circa 50 chiese, la maggioranza sono parte di conventi. Di queste strutture non si sa se e come saranno riutilizzate”.
E aggiunge Lombardi che lui e gli altri ‘saggi’ delle passate amministrazioni non vogliono “alimentare polemiche, ma cercare di dare una mano per collaborare. Dare spunti per un dibattito illuminato, su quello che è un problema sociale, uno stato di disagio palpabile. Non è stata creato opportunamente neanche un centro di aggregazione – protesta – Nemmeno dove c’è materialmente, per esempio piazza Duomo”.
Lombardi sottolinea ancora la necessità di lavorare per un piano regolatore “etico: questo documento deve essere un passaggio preventivo per arrivare a uno strumento che si occupi di stabilire regole per la destinazione d’uso, visto che fino a ora si è sbagliato, si è discusso poco sulla progettazione attuale prima della ricostruzione, e soprattutto senza avere un’idea chiara”.
“Non vogliamo la croce sulle spalle di nessuno, speriamo che non succeda ancora una volta quello che è successo fino a ora, cioè che si è stati più attenti alle esigenze di parte che non alle opportunità di tutti – conclude il presidente di Aquilae Urbis – soprattutto, in vista del periodo elettorale, saremmo ancora in tempo per fare ciò che non si è fatto altre volte, cioè lavorare insieme per il bene della città”.
E sulla possibilità di candidarsi ancora una volta alla poltrona di sindaco, nel 2017, Lombardi ne ha abbastanza: “Non sono propenso a fare il candidato, voglio evitare anche gli incoraggiamenti che potrebbero arrivare, in quanto sono ben consapevole di avere una certa età e di aver dato già tanto alla città”, taglia corto.



