L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila dovrà sborsare 380 mila euro all’Ama, l’azienda per la mobilità che si occupa di trasporto pubblico nel territorio del capoluogo, per chiudere una controversia a suon di carte bollate che si trascina da oltre 5 anni.

Oggetto del contendere il mancato trasferimento di circa 800 mila euro per il servizio di trasporto passeggeri effettuato nel triennio 2006-2008: per questo motivo l’Ama si era rivolta al tribunale civile dell’Aquila, citando in giudizio l’amministrazione cittadina.

In seguito l’azienda è scesa a più miti consigli e ha proposto al Comune una transazione da 380.470 euro, circa la metà del credito reclamato, grazie alla disponibilità formalizzata con una lettera del settembre 2012 dall’allora presidente, l’ingegnere Olivo Ciccarelli, che si era poi dimesso per non incorrere nella scure della legge Barca che prevede l’incompatibilità tra i ruoli politici e quelli dei professionisti impegnati nella ricostruzione privata.

La particolarità della vicenda è che l’Ama è una società le cui azioni sono interamente detenute dal Comune dell’Aquila, come sottolineato anche in una recente delibera di Giunta con la quale è stato accettato l’accordo.

Si tratta, quindi, di una battaglia consumata tutta “in casa” tra l’amministrazione e un suo braccio operativo, i cui vertici, tra l’altro, sono nominati direttamente dal sindaco.

L’altra anomalia è che l’esborso della cifra è a tutti gli effetti assimilabile a un debito fuori bilancio, come rileva lo stesso provvedimento approvato dall’esecutivo comunale, ma per espressa previsione contenuta in delibera non dovrà passare per le forche caudine del Consiglio, come invece stabilisce la normativa.

Ogni passaggio in aula di questo tipo di atti, infatti, scatena una bagarre, come accaduto durante l’ultima seduta dell’assise civica, quando è stata ritirata la delibera relativa a un riconoscimento di debiti fuori bilancio di quasi 100 mila euro per il pagamento di tre componenti della commissione fitti, costituita da Carlo Cafaggi, Giuseppe Galassi oltre al dirigente Mario Di Gregorio, che operò dal 2004 al 2006.

Per porre un freno al continuo emergere di situazioni debitorie non previste, che pesano non poco sulle casse comunali, il Consiglio ha deciso di inserire nel nuovo regolamento di contabilità dell’ente una procedura per individuare le responsabilità dei “buchi” e attivare eventuali procedure di rivalsa nei confronti dei dirigenti ritenuti colpevoli.