L’AQUILA – Coro di no alla proposta del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, che ieri ad AbruzzoWeb aveva lanciato l’idea di una lista unica di sinistra aperta alle varie sensibilità politiche “gauchiste”, ma senza simboli di partito, per correre insieme alle elezioni amministrative dell’Aquila della primavera 2012.

Un progetto che non piace ai consiglieri comunali Giuseppe Bernardi (Sinistra per L’Aquila) ed Enrico Perilli (Rifondazione comunista).

A pesare sul giudizio dell’iniziativa soprattutto la valutazione sull’operato del primo cittadino, Massimo Cialente, giudicato da Benedetti “attualmente il miglior candidato del centrosinistra”.

Bernardi è lapidario sul sindaco del capoluogo, “insufficiente già prima del terremoto, disastroso dopo”, mentre la posizione di Perilli è più mitigata: “con Rifondazione abbiamo scelto di rientrare in maggioranza ma è evidente che non tutto il partito ama Cialente”.

Su un’unica cosa, Berardi e Perilli, concordano con Benedetti: “il prossimo sindaco dell’Aquila dovrà essere una persona dotata di esperienza politica e amministrativa”.

L’INTERVISTA A BERNARDI
 

La sinistra pronta alla lista unica e al sostegno a Cialente?

Neanche per sogno, non posso decidere da solo, ma da come la vedo io Sel dovrebbe andare alle elezioni con una propria lista e lavorare per scongiurare la ricandidatura di Massimo Cialente, un sindaco che già prima del sisma non aveva dato gran prova di sé e che dopo, se possibile, è stato ancora peggio.

Cosa rimproverate al primo cittadino?

Di non aver rispettato il programma di mandato, di essersi creato molti nemici a sinistra per inseguire l’inciucio con esponenti del centrodestra, di non aver saputo immaginare un nuovo volto per la città dopo il terremoto. Manca un’idea, seppur minima, sull’assetto urbanistico da dare all’Aquila, sorgono strutture qua e là senza una strategia complessiva che riguardi, ad esempio, le strutture destinate alla cultura e allo sport. Non so se si tratti di una volontà deliberata o di incapacità, in entrambi i casi è un fatto gravissimo.

Faccia un esempio di quella che lei ritiene “una gestione fallimentare”.

Un caso su tutti è quello degli uffici comunali, che sono sparpagliati senza alcun criterio. Altri enti si sono riorganizzati e sono riusciti a dotarsi di una sede unica, il Comune dell’Aquila no, nonostante la Protezione civile si fosse dichiarata disponibile a trovare una soluzione. Si è preferito, invece, pagare gli affitti ad alcuni costruttori cittadini: non so se si tratti di un caso o di un atteggiamento di sudditanza verso certi ambienti, quello che conta, però, è che gli aquilani sono costretti a subire, tra gli altri, anche a questo disagio.

E le considerazioni di Benedetti sui risultati positivi e il buon lavoro svolto dalla classe politica locale?

Benedetti ha visto un altro film, forse condizionato dal ruolo che riveste. È rimasto solo lui a non accorgersi che ricandidare Cialente significa consegnare il Comune al centrodestra per i prossimi cinque anni o forse più, proprio nel periodo più importante della storia dell’Aquila degli ultimi tre secoli.

Gli altri nomi che girano in casa Partito democratico: Pezzopane e Lolli?

L’onorevole Giovanni Lolli è una persona valida, andrebbe bene anche l’assessore comunale Stefania Pezzopane. Ecco, su questo sono d’accordo con Benedetti, serve una persona di esperienza che sappia governare non solo la città ma anche una macchina municipale che è arrugginita.

L’INTERVISTA A PERILLI
 

Che ne pensa della proposta del presidente del Consiglio comunale?

Noi facciamo parte, insieme al partito di Benedetti (i Comunisti italiani), della Federazione della sinistra, e dobbiamo provare a formare una lista con il nostro simbolo. Dopo si può discutere di tutto, anche di aprire le candidature ad altre persone ma il problema vero è un altro.

Cioè?

Che non possiamo rimanere appesi per altri mesi alle decisioni del Pd. Noi, a differenza di Sel, non siamo alleati naturali del centrosinistra. Questo vale tanto a livello nazionale quanto a quello locale: i democrat facciano chiarezza al proprio interno e noi faremo le valutazioni conseguenti circa l’eventualità di sostenere il loro candidato alle primarie o andare con un nostro nome.

Anche voi, come Sel, siete molto più identitari di Benedetti.

Rispondo scherzosamente: non è che ci voglia molto.

La valutazione generale sull’operato dell’amministrazione in carica?

Rifondazione è stata a lungo fuori dalla maggioranza, poi il partito ha deciso di rientrare, anche se rimangono molti dubbi su Cialente e il centrosinistra. Ultimamente il sindaco sta tentando di recuperare consenso, schierandosi contro le strutture commissariali. È un suo pregio, quello di saper annusare l’aria e capire dove tira il vento, all’inizio si è adagiato sulla logica dell’emergenza, poi si è accorto che da vice commissario non gli facevano toccare palla e si è dimesso. I guai giudiziari di Guido Bertolaso e il blocco della ricostruzione hanno fatto il resto e l’hanno convinto a cambiare strategia: si è accorto che questo atteggiamento, adesso, paga di più in città, non solo a sinistra.

Meglio Lolli, quindi?

La dinamica è abbastanza chiara: a Cialente è stato chiesto un passo indietro in cambio di un incarico nazionale. Ma lui sta tirando la corda perché non si fida del tutto delle promesse del Pd. Dall’altro lato Lolli è disponibile a fare il candidato sindaco ma non ha nessuna intenzione di aprire le ostilità con il primo cittadino uscente. Un tira e molla che non fa bene alla coalizione. Comunque non si tratta di una questione di nomi ma di programmi, che andrebbero sottoposti anch’essi alle primarie. È importante sapere, per esempio, cosa vorrà fare del Gran Sasso il centrosinistra, visto che fino a oggi si è comportato in maniera identica alla destra. Così anche sulla pianificazione territoriale e molte altre questioni aperte.

Dei comitati che ne pensate, invece?

Mi sembra evidente che i comitati abbiano scelto di correre autonomamente alle elezioni. Ogni gruppetto si farà la sua lista e si sceglierà il suo candidato. Una scelta perdente, anche alla luce della riduzione del numero dei consiglieri, che passeranno da 40 a 32. Serviranno molti più voti per il quorum, che quasi nessun comitato raggiungerà. Il loro principale errore, secondo me, è di essersi isolati, di non aver voluto cercare degli interlocutori politici già rappresentati e di aver ceduto all’ego narcisista di alcuni, gente senza nessuna esperienza che pensa che fare il sindaco sia una passeggiata.