L’AQUILA – Sul futuro della città dell’Aquila riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta inviata al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, scritta dalla professoressa del liceo Classico “D. Cotugno” Alessandra Paone.

IL TESTO DELLA LETTERA

Egregio  Dottor Massimo Cialente  Sindaco dell’Aquila, che cosa realmente si vuole fare della città dell’Aquila?

Tra sterili liti e rimpalli di responsabilità si va avanti in un limbo tragico e paludoso privo di ogni prospettiva per i cittadini che a poco a poco se ne vanno in cerca di una qualità di vita normale e di una città normale. Sarebbe questo il momento di individuare per la nostra città un progetto urbanistico serio e razionale, ma in realtà fino ad ora si è assistito esclusivamente ad un saccheggio selvaggio del territorio ormai in pesante sofferenza. La ricostruzione reale è ferma al palo ed il centro storico sta marcendo fra i puntellamenti.

Nessuno: amministratori, commissari, coordinatori, ingegneri, architetti ecc. nessuno ha le idee chiare su come e cosa ricostruire. L’aspetto morfologico e geografico della città, intanto, è fortemente cambiato, e da ciò derivano pesanti disagi per tutti gli abitanti. Appare chiaro come sia indispensabile che il centro storico, il quale da sempre ha avuto una forza aggregante e socializzante per le periferie e le frazioni, venga recuperato al più presto e riportato alla sua originaria funzione affinché la città ritrovi la propria identità.

Riportare subito  alla vita il centro, dunque, e ricollocarvi abitazioni, uffici pubblici, esercizi commerciali, università,  studi professionali e scuole. Sì scuole, perché l’idea, che qualcuno sta proponendo,    di utilizzare gli ex edifici scolastici del centro come sedi di uffici e di “confinare” gli istituti scolastici esclusivamente nelle periferie è mortificante ed irrazionale. Come possono le famiglie tornare ad abitare nelle case del centro, una volta ricostruite o ristrutturate, se i propri figli non hanno la possibilità di frequentare asili nido, scuole per l’infanzia, scola primaria e media (peraltro scuola dell’obbligo) perché non presenti nei loro quartieri?

Come si può pensare di non ricostruire nel centro storico istituti scolastici per garantire il sacrosanto diritto allo studio ai bambini e i ragazzi che vi abiteranno? Un centro privo di scuole significherebbe un luogo privo della presenza dei ragazzi che proprio nelle piazze e nelle strade di quel centro per generazioni e generazioni  hanno avuto la possibilità di incontrarsi, conoscersi, amarsi, crescere ed invecchiare insieme legati da una forza identitaria che sembra affievolirsi ogni giorno di più.

Ci sono in centro edifici, già destinati a scuole, che non hanno valore artistico o storico e che , pertanto, possono anche essere demoliti e ricostruiti con le più ampie garanzie di sicurezza. Perché costruire nuove scuole in periferia? Forse per sfruttare ancora il territorio già devastato dalla cementificazione e speculare ulteriormente? Perché tenere lontani bambini e giovani dal cuore della loro città? Quale idea o progetto di città hanno coloro che ventilano queste ipotesi?