L’AQUILA – “Il mercato immobiliare dell’Aquila è impazzito”. Così comincia il servizio sul post-terremoto aquilano della “Iena” Paolo Calabresi (nella foto a destra), andato in onda nella puntata dello scorso 22 settembre.
Inviato della celebre trasmissione di Italia 1, Calabresi è stato nel capoluogo a fine agosto, ascoltando proprietari e affittuari per portare alla luce l’annoso problema del caro-affitti.
A parlargliene è Francesca, un medico aquilano. “Ho perso la mia casa – spiega – i prezzi per gli affitti sono stati proibitivi da subito: 2.000 euro al mese per 100 metri quadrati o anche 1.000 euro per un monolocale”.
L’inflazione degli affitti viene anche testimoniata raffrontando, nello stesso palazzo, quello che paga da dopo il terremoto un medico per il suo studio di 100 metri quadrati, 1.610 euro al mese, e quello che paga un’anziana signora nello stesso palazzo, avendo fatto però il contratto prima del sisma: appena 700 euro per un alloggio delle stesse dimensioni.
Ma un proprietario la pensa diversamente: a suo dire il costo medio sarebbe di circa 1.000 euro mensili, senza differenze tra prima e dopo il terremoto, al massimo riconoscendo un aumento del 10 per cento.
Calabresi sottolinea il fenomeno anche per quanto riguarda le attività commerciali: Riccardo, negoziante, parla addirittura di un affitto di 20 mila euro al mese per il suo negozio di abbigliamento. “E oltre a pagare queste cifre – denuncia – devi essere anche raccomandato”.
“Nei centri commerciali si paga anche di più”, sottolinea Raffaele Panarelli, storico commerciante aquilano che ha riaperto in periferia.
Calabresi svela anche un altro problema più volte sviscerato all’Aquila ma sicuramente all’oscuro del grande pubblico: l’interruzione ad aprile del pagamento del contributo di autonoma sistemazione (Cas) cui hanno diritto ancora 25 mila persone.
La “Iena” parla in ultimo con il primo cittadino, Massimo Cialente (nella foto a sinistra), che ripete ai microfoni Mediaset: “È impossibile intervenire, non c’è alcuno strumento. Se sei l’unico che vende i gelati nel Sahara – spiega – puoi fare il prezzo che vuoi”.
“L’unica cosa che possiamo fare – conclude il sindaco – è aumentare l’offerta, aumentare gli alloggi disponibili. Molto potrebbe essere fatto recuperando 7 mila unità immobiliari con danno medio lieve”.
Le famose case classificate “A” e “B”, il cui ritardo non previsto nell’avvio dei lavori, per lacciuoli burocratici ma anche per l’inerzia di progettisti e proprietari, ha legato la ricostruzione dell’Aquila a una palla al piede davvero molto pesante. (alb.or.)



