L’AQUILA – Sul grande schermo scorrono i titoli di coda, luci in sala, e mentre gli spettatori si alzano il soffitto comincia a scoperchiarsi, lasciando filtrare la luce del giorno.

Uno scenario che potrebbe concretizzarsi all’Aquila dopo la metà del 2018, quando dovrebbero terminare i lavori di ricostruzione del mega aggregato che fa angolo tra l’ultima parte di corso Vittorio Emanuele e piazza Duomo, e che, tra le altre cose, comprende anche il vecchio Cinema Imperiale.

Proprio la ricostruzione della sala da 500 posti, con il suo tetto retrattile bloccato da decenni, ma che gli aquilani di una certa età ancora ricordano funzionante, sarà uno dei fiori all’occhiello dei lavori da 15,5 milioni di euro su 11 mila metri quadrati, affidati già nel 2011 alla ditta teramana Cingoli, ma finanziati solo lo scorso 24 dicembre, con l’inserimento nel 14° elenco e tempi di esecuzione fissati in 36 mesi.

Il complesso è composto da palazzo Federici, edificio in cemento armato realizzato nel 1931 al posto dell’esistente palazzo Gigotti, che sporgeva creando una “strettoia” sul corso, allungando così i portici che prima non c’erano, come si vede in alcune vecchie cartoline, e da altre strutture in muratura che affacciano anche su via Patini e via Tre Marie.

Oltre all’Imperiale, all’interno potrebbero tornare alcune tra le altre, storiche attività che c’erano nel pre-sisma: i bar Commercio ed Europa, il negozio di dolci Talmone, gli orafi Cavallo e Cardilli, con l’orologio Omega di quest’ultimo divenuto uno dei simboli del sisma, tanto da essere ritratto anche nel fumetto Dampyr.

Per non parlare del Circolo aquilano, nato prima dell’Italia unita, nel 1860, e da allora sempre ospitato a palazzo Federici.

Sono tutti nomi noti della città di un tempo, ma il ritorno comunque andrà ricontrattato per gli esiti della “legge Barca” che ha rescisso in via cautelare tutti i contratti d’affitto in essere all’epoca del terremoto.

Chi non riaprirà di sicuro, perché ha ormai abbandonato il commercio dopo la chiusura nel 1997, è il negozio di abbigliamento e intimo “Lillo” di Lillo Cerroni, oggi 86 anni, la cui figlia, Gigliola, è presidente di questo intricato consorzio di proprietari.

“Nonostante il gran pregio, questo non è un edificio vincolato, perciò abbiamo dovuto aspettare tanto – spiega – Abbiamo comunque ricevuto anche il permesso a costruire dal Comune, che ringrazio assieme all’ufficio speciale”.

Progettista dell’intervento, comprensivo anche di ripristino del meccanismo del soffitto retrattile del cinema, è l’ingegnere Valentino Perilli, “padre”, tra l’altro, del centro commerciale l’Aquilone.

“Questo palazzo in cemento armato ha convissuto con gli altri in muratura ma non erano disgiunti tra loro e con i terremoti c’è stato un martellamento con danni importanti – spiega – Non è vincolato ma lo meriterebbe, visto il gran pregio degli affreschi, delle volte, delle scale”.

“Grazie all’intervento, un vero puzzle viste le specificità, riusciremo ad abbinare la conservazione con la riqualificazione raggiungendo la sicurezza prevista dalla legge del 60%”, assicura.

Quanto al cinema, “la destinazione d’uso resta quella, ma per rilanciarlo come spazio per la città servirà la volontà di investire delle proprietarie sorelle Federici o di altri”.