L’AQUILA – Il 31 Dicembre saranno mille i giorni di silenzio della campana simbolo della città, quella di piazza Palazzo, che ogni sera alle 19 suonava i suoi 99 rintocchi.
Scandì il tempo per l’ultima volta il 5 aprile 2009, otto ore e mezzo prima del terremoto, e da allora (ad eccezione dell’iniziativa del 5 maggio 2009) non è rimasto che l’eco del suo ottone, familiare a tutti gli aquilani, a riecheggiare nei ricordi.
A tenere il conto dei giorni, l’aquilano <b style=’mso-bidi-Marino Piersanti, padre di famiglia, che ha creato una pagina Facebook dal nome “99 rintocchi, il tempo passa ma la campana non suona 99″, dedicata a questa iniziativa di protesta non violenta, dove quotidianamente pubblica un’immagine che conta il tempo da quando la campana tace, come “fatto tangibile – afferma – di voglia di Rinascimento del cuore e dell’animo dei cittadini aquilani”.
“È ora di scandire il tempo. Nella nostra città colpita dal terremoto – sostiene Piersanti – sembra che tutto si sia fermato come i rintocchi della campana di piazza Palazzo che ogni sera batteva 99 volte, il numero della città dell’Aquila, a ricordo della sua fondazione, come tradizione vuole”.
“È importante per noi aquilani che dopo il sisma la campana della torre Civica torni a suonare – afferma l’aquilano – perché dopo l’emergenza e la costruzione del progetto C.a.s.e. la ricostruzione non è partita nel centro storico. Bisogna ricordare che non tutti hanno potuto usufruire di queste abitazioni, molti cittadini ancora sono fuori città. La ricostruzione non è partita neanche nei centri storici dei paesi limitrofi. Il tempo si è fermato”.
Sostenendo di non voler contrapporsi alla politica bensì ricordare che il tempo per gli uomini è una misura finita, l’ideatore di questa protesta silenziosa afferma che “la politica ha dei percorsi estremamente lunghi che questa città non può permettersi. Leggere effettivamente i giorni che ci dividono dal terremoto e valutando, guardandoci intorno, dove siamo, può far aprire gli occhi a molti potenti”.
“La natura dell’uomo si sa non è eterna – conclude Piersanti – e se non iniziamo a ‘correre’ sulla ricostruzione credo che nemmeno i nostri figli sentiranno più il rintocco magico della campana della torre civica. Senza pensare che il centro storico è punto unico della vita cittadina e del ritrovo dei cittadini ed è abbandonato a se stesso”.






