L’AQUILA – “Non voglio parlare di messa in scena, ma il quadro si potrebbe persino ribaltare a favore di Stefano Di Gregorio. Le fantasiose ricostruzioni della polizia sono degne di un personaggio della Spectre”.

È la dura presa di posizione dell’avvocato Fabio Alessandroni, che difende il presunto stalker seriale arrestato venerdì scorso all’Aquila, e contesta l’impianto accusatorio costruito sulla base delle indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla procura.

Un intervento destinato a far rumore e a provocare la reazione della polizia, guidata da Maurilio Grasso, e della magistratura, con il pm titolare Stefano Gallo.

Alessandroni ad AbruzzoWeb mette in dubbio anche “l’attendibilità della vittima” che ha sporto denuncia, che secondo l’accusa dopo la fine del breve rapporto sentimentale con il 37enne sarebbe stata presa di mira, insieme a familiari e conoscenti, con una serie di atti persecutori.

“Se le sue accuse vengono smentite da indagini informatiche lacunose – spiega il legale in riferimento ai contenuti dell’ordinanza di custodia in carcere – è la parola di uno contro quella di un altro”.

“Ho conoscenza solo dell’ordinanza, non ancora visto gli atti del pm, che sono stati depositati solo oggi, a sostegno della richiesta della misura cautelare”, dice il legale che difende Di Gregorio insieme all’avvocato Paolo D’Amico, con il quale ha avuto sabato un lungo colloquio con l’indagato in carcere e che annuncia ricorso al tribunale del Riesame.

È intanto fissato per mercoledì alle 10,30 l’interrogatorio del 37enne davanti al gip Giuseppe Romano Gargarella.

“Il mio assistito si è dichiarato estraneo ai fatti, la stessa ordinanza del gip è complessa ma reca delle indicazioni che fanno riflettere sulla tenuta degli elementi probatori, come ad esempio la dicitura ‘inviava o faceva inviare da ignoti complici’, a proposito dei messaggi che Di Gregorio indirizzava alle vittime”.

Un particolare che fa ritenere al legale che “gli elementi di prova siano piuttosto incerti”.

“Se è vero che la misura cautelare deve essere supportata da indizi e non da prove, questi elementi mi fanno pensare bene per un futuro epilogo della vicenda. Se siamo qui a dire che inviava messaggi a mezzo di ‘ignoti complici’, ebbene l’accusa è lacunosa”.

L’avvocato, che contesta in particolare il mancato accertamento della paternità dei messaggi, dall’accusa attribuiti a Di Gregorio, stigmatizza anche i “toni enfatici eccessivi” della polizia e le sue “fantasiose ricostruzioni”, contestando “anche il fatto di riprendere il fantomatico laboratorio e mostrare il video come se fosse la casa degli orrori”.

Di Gregorio “campa di riparazioni informatiche”, spiega Alessandroni, che parla dello studio dell’indagato come di una “minuscola stanzetta dove fa riparazioni informatiche”.

Routine, per il legale, i contenuti di alcuni sms inviati dall’indagato alla vittima, con la quale ha intrattenuto un brevissimo rapporto sentimentale. “Chi non lo fa! Chiunque di noi al termine di una storia ha scritto messaggi per ricucire il rapporto – dice – ma questo non è stalking”.

“Gli vengono poi attribuiti dei falsi allarmi bomba nei confronti dei quali non ci sono elementi, solo di carattere indiziario ma fumoso e lacunoso”, conclude Alessandroni.

Di Gregorio deve rispondere dei reati di atti persecutori, sostituzione di persona, minaccia, interferenze illecite nella vita privata, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici e sostituzione di persona.

Sono imputabili allo stalker anche i falsi allarme bomba alla scuola materna di Bazzano, che procurarono apprensione e spavento nella popolazione e in particolare alle famiglie dei piccoli ospiti. Episodi con i quali l’uomo cercava di attirare l’attenzione della donna.