L’AQUILA – Nuovo furto di rame nei cimiteri semiabbandonati (dalle istituzioni ma non dai cittadini) delle frazioni aquilane: un fenomeno di difficile controllo su cui AbruzzoWeb ha già scritto nelle scorse settimane, che sta assumendo le dimensioni di una vera e propria piaga sociale.
Portafiori spariti, canale depredate, lettere dei nomi dei defunti staccate. Tutto rigorosamente in rame. Una lettrice di questo giornale, Anna Fatigati, ha trovato l’amara sorpresa portando la ‘palma’, il ramoscello d’olivo distribuito nelle celebrazioni cattoliche di ieri, ai suoi defunti, come da tradizione.
“Perché le frazioni devastate dalla furia del terremoto devono vedere devastato quel poco che ancora resta per mano umana? – si chiede la donna – Come si può tutelare quel poco che è una traccia del nostro passato?”. Domande per ora senza risposta.
Anche perché la Fatigati non sembra troppo convinta che possa essere utile denunciare il fatto: “Mi sono chiesta se era giusto o meno denunciare alle forze dell’ordine… me lo sto ancora chiedendo”, conclude amaramente.
Nelle scorse settimane erano stati segnalati più volte furti di rame in centro, ai danni di case danneggiate dal sisma e quindi abbandonate, ma anche negli stessi cimiteri.
LA LETTERA COMPLETA
Un gesto abituale fatto da molti anni a questa parte: andare al cimitero appoggiare la mano sul portafiori per prendere il vaso per poter togliere i fiori secchi e mettere quelli freschi a un caro defunto, e stamattina per poter mettere anche il rametto di palma, come è tradizione e consuetudine tramandata da generazioni e sorpresa amara: il portafiori di rame non c’è più!
Il luogo è il cimitero delle frazioni di Roio.
Considerazione d’impeto: sarà volato con il vento di questi ultimi giorni ma ahimè un concittadino mi dice di verificare le altre tombe dei miei cari e verificare se ci sono gli antichi portafiori in rame poiché lui ha constatato da qualche giorno che mancavano.
Incredula faccio il giro dei loculi e delle tombe dei miei cari e camminando nel degrado, nei pezzi di lapidi ormai stanziali dall’aprile del 2009 faccio l’amara scoperta: mancano tutti i portafiori in rame!
Mancano tutti i discendenti e grondaie in rame, su alcune lapidi mancano anche le lettere che compongono i nomi dei defunti, mi chiedo: qui non ha mai toccato niente nessuno, i nostri cari hanno potuto riposare in pace, le tombe curate dai parenti, con un’attenzione e un rispetto che ci è stato insegnato nel segno del ricordo e dell’amore verso i nostri cari che non ci sono più.
Cosa sta succedendo? Perché le frazioni devastate dalla furia del terremoto devono vedere devastato quel poco che ancora resta per mano umana, quel poco che ci fa sentire ancora legati alla nostra passata quotidianità nell’auspicio e nel desiderio di recuperarla un giorno speriamo non tanto lontano.
Perché dobbiamo adottare comportamenti connotati da diffidenza e non dalla tranquillità che avevamo, perché dobbiamo guardarci le spalle ogni volta che incontriamo qualcuno, ogni volta che vediamo una macchina che non conosciamo che ci viene di getto pensare che potrebbe nascondere un potenziale malvivente, cosa si può fare?
Come si può tutelare quel poco che è una traccia del nostro passato?
Uscendo dal cimitero mi sono chiesta se era giusto o meno denunciare alle forze dell’ordine… me lo sto ancora chiedendo.
Anna Fatigati



