L’AQUILA – ”Chiediamo al Commissario delegato alla Ricostruzione, Gianni Chiodi, una particolare attenzione sul sociale. Chiodi deve chiedere al Governo più garanzie per le zone interne del ’cratere sismico’”.

L’appello è del segretario generale provinciale della Cgil Umberto Trasatti, insieme al segretario generale aquilano della Cgil-Spi Loretta Del Papa, perchè ”è stata dimenticata l’emergenza sociale, come il dramma degli anziani e disabili”.

I due esponenti della Cgil questa mattina, durante una conferenza stampa, hanno illustrato i dati secondo i quali ”la provincia dell’Aquila è quella che ha l’importo medio mensile minore rispetto alle altre province abruzzesi sulle pensioni Inps”.

Su 103.444 persone che nel 2010 percepiscono la pensione nella provincia dell’Aquila, infatti, la somma erogata è di 512 euro, contro le 601,90 euro di Chieti (112.923 pensionati); i 668,33 di Pescara (77.974 individui) e i 598,12 di Teramo (82.414 dipendenti a riposo).

SiVa meglio a chi percepisce la pensione Inps di invalidità: lo scorso anno il territorio aquilano sono stati 17.961 con l’importo medio ricevuto di 398,55, contro i 391,44 di Chieti (18.225), i 402.61 di Pescara (23.050) e le 390,55 di Teramo (17.422)..

”Come si può vivere con 512 euro mensili – domandono Trasatti e Del Papa – considerando anche i tagli effettuati dal  precedente Governo Nazionale che ha effettuato sui finanziamenti dei piani sociali di zona dal fondo nazionale politiche sociali e dal fondo sociale regionale?”.

”Va considerato che all’Aquila – hanno motivato i due esponenti della Cgil – sono presenti 4 mila anziani che abitano da soli e attualmente sono sparsi nelle diverse new town del progetto C.a.s.e.. Queste persone, come i disabili, hanno bisogno di certezze che si possono trovare solo nei piani d’ambito che forniscono i piani sociali di zona”.

I dati sono, ad esmpio, che l’ambito Alto Aterno da 1.572.467 del triennio 2007-2009, per il triennio 2011-2013 avrà a disposizione, per assistere anziani e disabili, 659.282,50 (-58,07 per cento).

Oltre a creare problemi sociali, si aggiungono quelli sull’occupazione.

“I tagli – hanno aggiunto Trasatti e Del Papa – creano altra dissocupazione all’interno delle cooperative sociali. In alcune cooperative sociali siamo stati costretti a sottoscrivere dei contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Un piccolo pagliativo, visto che queste persone ora percepiscono uno stipendio minore”.