L’AQUILA – La memoria storica dell’Aquila, racchiusa tra i milioni di pagine dei volumi dell’antica biblioteca “Salvatore Tommasi”, tornerà a rivivere nel cuore del centro cittadino se tutto andrà liscio nel 2015, dopo le ferite inferte dalla furia del sisma del 6 aprile 2009.
L’AQUILA: LA BIBLIOTECA RINASCE NEL 2015 PRESTO IL PROGETTO PER LA ”TOMMASI”
di Marianna Galeota
È in fase di conclusione, infatti, il bando di progettazione dal costo di 1 milione di euro per l’aggregato del palazzo della Provincia ai Quattro Cantoni, che tra gli altri comprende, oltre alla “Tommasiana”, anche lo storico liceo Classico, la Camera di commercio e il Convitto nazionale, dove la notte del sisma sono morti 3 giovani.
Nel 2014 sarà bandita la gara per i lavori dell’intero plesso che, una volta cominciati, costeranno 32 milioni e saranno appaltati dal provveditorato alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna con durata totale di 500 giorni.
Per la biblioteca si era parlato, qualche mese fa, di un possibile interesse del finanziamento degli Emirati Arabi, al centro di colloqui diplomatici. Ma a oggi le trattative non si sono concretizzate e nel frattempo, pur con tutte le incertezze del caso e i tempi tecnici che potrebbero sempre slittare, il bando partirà.
Provvidenziale comunque si è rivelata, per la struttura, l’opera di consolidamento e restauro degli anni ‘90 che ha evitato il crollo delle volte e dei tramezzi della sala lignea e delle altre stanze della biblioteca, provate, ma non completamente annientate, dalla furia delle 3.32. Con un’eccezione non da poco.
I DANNI
“La saletta dei libri classici è andata completamente distrutta e con essa anche i 5 mila libri di linguistica e di letteratura latina che sono rimasti imprigionati lì dentro e che, putroppo, non siamo riusciti a recuperare”, spiega infatti ad AbruzzoWeb Anna Babbo, responsabile della biblioteca ai tempi del terremoto, oggi in pensione.
Un patrimonio librario infinito di oltre 260 mila volumi, pagine e pagine di prose e versi, rimaste imprigionate tra le mura secolari della biblioteca, rimasta inaccessibile subito dopo il sisma, a causa del crollo dei soffitti sulle scale di ingresso, fino al luglio del 2009.
“Dagli inizi di quel mese e fino alla fine di agosto io e i miei colleghi, aiutati dai Vigili del fuoco, abbiamo recuperato quasi tutti i testi – racconta la responsabile – È stata un’operazione lunga e complicata, in pieno sciame sismico, tra l’altro, ma ce l’abbiamo fatta”.
Un lavoro certosino e complesso di recupero di una tradizione mai abbandonata da una città che l’ha amata e mantenuta nel corso dei secoli.
LA RIPARTENZA
La storia non si ferma e va avanti e scava la sua strada anche tra quintali di macerie e polvere, fino al 26 settembre 2011, giorno in cui è stata inaugurata la nuova sede del dopo sisma della biblioteca provinciale, in via Niccolò Copernico, nel nucleo industriale di Bazzano, dopo una lunga impasse burocratica per l’allestimento di una struttura che prima del sisma era tutt’altro, un capannone industriale in una zona che con la cultura poco ci entrava, prima che ospitasse anche l’Archivio di Stato e per qualche anno la facoltà universitaria di Lettere.
“Abbiamo impiegato circa 6 mesi, da giugno a novembre 2011, per sistemare, cartellinare e numerare tutti i testi nel nuovo edificio – prosegue – Erano pezzi di storia dell’antichità importantissimi: c’erano alcuni manoscritti risalenti al 1200, 1500 e ‘600 e tutta l’abruzzesistica che meritavano di essere salvati e conservati”.
Un lavoro chirurgico di risistemazione di un patrimonio prezioso e distintivo di una città rasa al suolo solo nei suoi edifici, ma non nella sua identità, che trasuda da ogni pagina di quei testi.
“Al momento, purtroppo, quella immensa mole di volumi non può essere consultata da nessuno perché nella nuova sede manca da mesi l’accesso a Internet e non si può effettuare la ricerca”, sottolinea la Babbo, riferendosi alle difficoltà riscontrate dalla Provincia dell’Aquila nel ripristinare la connessione, troppo costosa, dopo la fine del contratto con Telecom Italia che ne ha garantito la copertura finanziaria, donando inoltre sofisticati macchinari di scannerizzazione e digitalizzazione dei libri, anch’essi inutilizzati, per un totale di 1 milione di euro.
I LAVORI
Secondo le stime, insomma, ci vorranno almeno ancora 2 anni circa prima di poter tornare nella vecchia sede della “Tommasi”, centenaria testimone di ansie e batticuori pre esame di generazioni e generazioni di studenti aquilani.
Il miglioramento sismico della biblioteca e dell’intero complesso sarà accompagnato da un “progetto di consolidamento tecnico e di restauro” come afferma a questo giornale Donato Carlea, provveditore interregionale alle Opere pubbliche per Lazio Abruzzo e Sardegna.
“Per la progettazione dell’intero aggregato erano in fase di istruttoria 44 concorrenti – precisa il provveditore – Ora si sono ridotti a 32. In questi giorni si sta facendo la valutazione dell’offerta tecnica e a settembre sarà individuato il vincitore. La progettazione richiederà 90 giorni e al termine si procederà alla gara d’appalto per l’impresa che si aggiudicherà i lavori”.
LA PROPOSTA
La biblioteca è e sarà ancor più al rientro nella “centrale” un luogo di rinascita culturale e di importanza strategica per il capoluogo, anche in vista della candidatura dell’Aquila a Capitale europea della cultura 2019.
“Mi auguro che il palazzo della Provincia possa essere valorizzato come merita perché non si può fare a meno di una biblioteca come quella – dice Walter Capezzali, per decenni direttore della “Tommasiana” e oggi direttore della Deputazione abruzzese di storia patria – Quello stabile ha tutte le carte in regola per diventare un centro di aggregazione culturale per la città”.
La proposta di Capezzali è una variante innovativa che potrebbe trasformare l’antico cortile interno dell’edificio in un passeggio invernale che allunghi quello dei portici e sia fruibile anche nei mesi più freddi.
“Il grande cortile centrale si potrebbe coprire magari con plexiglas o vetro, realizzando così una galleria coperta che possa ospitare attività culturali e negozi. Una sorta di centro nel centro che renda quel luogo uno spazio vissuto”, conclude.
Un lavoro di ricostruzione lungo, ma “coerente”, quello che si sta realizzando nell’asse centrale del centro storico, secondo l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che rimarca la complessità degli interventi in esecuzione, in un contesto dove “si sta lavorando molto ed è già tutto avviato – commenta – Io credo che si stia marciando in modo coerente, soprattutto nella zona dei Quattro Cantoni. I palazzi di fronte a quello della priovincia sono già tutti cantierati e così anche palazzo Fibbioni e palazzo Ciolina. Palazzo Margherita è in gara in questo momento, mentre l’appalto di palazzo Camponeschi è stato già ultimato”.
Intanto...
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