L’AQUILA – Grazie al contributo di Fondazione Telecom Italia, che ha investito assieme alla Provincia dell’Aquila per un totale di 2 milioni di euro, nella nuova sede della biblioteca provinciale dell’Aquila “Salvatore Tommasi”, riaperta ieri, è stata allestita un’apposita area dedicata alla digitalizzazione delle opere antiche, dotata di scanner planetario a luce fredda.
Una novità tecnologica importante, che consente così alla Tommasiana di attuare un piano di digitalizzazione del proprio patrimonio librario e archivistico, produrre e gestire propri contenuti multimediali e garantire l’integrazione dei contenuti prodotti e dei testi digitalizzati con l’archivio centrale e i servizi della biblioteca.
In queste attività, da quanto si apprende, è previsto il coinvolgimento di giovani risorse del territorio, che seguiranno una formazione specifica sul posto e alle quali saranno affidate la scansione e l’editing dei documenti scannerizzati.
IL PIANO DI DIGITALIZZAZIONE
Il piano finanziato dalla Fondazione Telecom vuole offrire una sintesi della storia dell’Aquila e dell’Abruzzo attraverso la scansione di una selezione dei più importanti documenti storici presenti nella biblioteca.
Sono tre, in particolare, i capitoli fondanti di questa operazione di scansione.
Primo, due delle quattro classi dell’opera dell’Antinori: gli “Annali degli Abruzzi” e “Monumenti, uomini illustri e cose varie”.
Secondo, una serie di opere manoscritte riguardanti la storia aquilana, come l’Istoria dell’origine e fondazione della città di Aquila di Claudio Crispomonti, la raccolta di notizie storiche sulle famiglie aquilane di Andrea Agnifili del Cardinale, la Descrizione inedita dell’Aquila di Marino Caprucci, gli Annali dell’Aquila di Francesco A. Ciurci, la cronaca rimata di Buccio di Ranallo.
Infine, alcuni libri a stampa del Cinquecento come gli Annali di Bernardino Cirillo, e del Seicento, come il Dialogo dell’origine della città dell’Aquila di Salvatore Massonio e la Difesa per la fedelissima città dell’Aquila di Carlo Franchi.
DELL’ANTINORI L’OPERA PIU’ GETTONATA
La curiosità è che da un’attenta analisi del Fondo antico della biblioteca e della sua consultazione da parte degli utenti, si è rilevato che nel corso degli anni l’opera di gran lunga più consultata e richiesta nella Tommasiana, anche attraverso altre biblioteche, è quella di Anton Ludovico Antinori, importante figura di storico aquilano vissuto nel ‘700.
Lo studioso si diede alla ricerca di fonti per la storia aquilana e abruzzese e collaborò con Ludovico Muratori, al quale inviò cronache antiche inedite, corredate di un’ampia introduzione sulla storia dell’Aquila dalle origini al 1265, che furono inserite nei Rerum Italicarum Scriptores e nelle Antiquitates Italicae Medii Aevi.
L’Antinori produsse una mole enorme di manoscritti che il pronipote omonimo Anton Ludovico Antinori lasciò in eredità alla famiglia Dragonetti; a loro volta, i marchesi Giulio e Giovanni Dragonetti li donarono nel 1887 alla Provinciale dell’Aquila, dove Enrico Casti li raccolse in 56 volumi di circa mille pagine ciascuno, li ordinò e catalogò in quattro classi.
Le quattro parti sono gli Annali degli Abruzzi dall’epoca preromana al 1777 dell’era nostra (Voll. 1-24); Corografia storica degli Abruzzi e dei luoghi circonvicini (Voll. 25-42); Iscrizioni lapidarie degli Abruzzi (Voll. 43-46); Monumenti, uomini illustri e cose varie (Voll. 47-51); Appendice (Voll. 52-56).
LO STUDIOSO DE MATTEIS: ”PROGETTO IMPORTANTISSIMO”
E l piano di digitalizzazione interessa molto gli studiosi, come conferma il docente Carlo De Matteis.
“Sono competente fino a un certo punto perché io arrivo fino a Gutemberg!”, scherza. “C’è un processo di informatizzazione che è importantissimo, perché è anche un modo di riattrarre un po’ di utenza giovanile. Poi è chiaro che è anche conta molto anche per gli studiosi che si digitalizzi l’Antinori”.
Un’informatizzazione che, secondo De Matteis, non cambierà lo spirito della Tommasiana. “L’anima si può trovare anche nei mezzi informatici, è sempre un luogo di studio. Cambiano solo gli strumenti ma i libri sono là”, conclude. (alb.or.)



