L’AQUILA – È stato ascoltato per due ore dal pm Fabio Picuti nel carcere teramano di Castrogno, dove è rinchiuso dal 19 dicembre scorso, l’imprenditore aquilano Stefano Biasini, coinvolto nell’operazione della Direzione distrettuale antimafia (Dda) dell’Aquila, denominata “Lypas” finalizzata a smantellare i presunti rapporti tra imprenditoria locale e ‘ndrangheta calabrese nell’ambito della ricostruzione post terremoto.
Durante il confronto, come riporta il quotidiano Il Centro, l’imprenditore ha fornito la sua versione delle telefonate con personaggi di dubbia fama intercettate dalla polizia: Biasini ha ridadito di non sapere con chi aveva a che fare che l’interpretazione delle conversazioni avrebbero potuto disegnare un quadro diverso da quella che, secondo il suo punto di vista, sarebbe la realtà dei fatti.
Con l’accusa, per concorso esterno in associazione mafiosa, sono stati arrestati il 18 dicembre scorso fa dal Gico delle Fiamme gialle e dagli agenti dello Sco della polizia dell’Aquila oltre allo stesso Biasini, Antonino Vincenzo Valenti, di 45 anni, di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti (ai domiciliari) di 38 reggino ma residente all’Aquila, e Francesco Ielo di 58, anche lui reggino.
Già il 13 gennaio scorso il tribunale del riesame aveva bocciato il ricorso degli avvocati dell’imprenditore, Attilio Cecchini e Vincenzo Salvi, confermando la custodia cautelare in carcere. I legali, alla luce dell’interrogatorio, puntano ad una revoca degli arresti oppure alla sostituzione della misura con una meno afflittiva.
Nel corso dell’operazione gli inquirenti avevano sequestrato cinque immobili, otto automezzi, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati, per un valore di un milione di euro.
Ancora da fissare, infine, l’udienza in Cassazione per discutere la scarcerazione di Biasini.






