L’AQUILA – La notizia era già stata anticipata da AbruzzoWeb ed ora arriva la conferma ufficiale: dovrà essere il Consiglio comunale dell’Aquila a risolvere la questione delle incompatibilità tra cariche elettive e ruoli tecnici, sancita dalla legge Barca.
La prescrizione arriva con un fax inviato al presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, dal prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci. Benedetti ha poi diramato una nota ufficiale che si è detto “rammaricato per aver perso 15 giorni sulla delibera”.
La possibilità, che la questione tornasse all’attenzione dell’assise civica,era già stata preconizzata dal sindaco, Massimo Cialente, ancor prima di conoscere l’orientamento del prefetto. Nel corso di una tumultuosa seduta del Consiglio, al momento di discutere la posizione di Piero Di Piero (Unione di centro), era stata approvata una pregiudiziale presentata dal capogruppo di Sinistra ecologia libertà, Giustino Masciocco, che riteneva l’aula non competente a esprimersi sulla vicenda.
L’ok era arrivato da un fronte trasversale a maggioranza e opposizione nonostante il no annunciato di Cialente e del presidente del Consiglio Benedetti.
Sabato mattina il primo cittadino ha scambiato alcune impressioni con il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, che ha ribadito il proprio punto di vista, e cioè che siano i consiglieri a esprimersi, come racconta Cialente al nostro giornale. Una tesi condivisa dal sindaco: “la mia principale preoccupazione è che l’organo sia incompleto, con tutte le conseguenze del caso, per cui deve essere il Consiglio a tutelare se stesso”.
Lo stesso Alecci, nei giorni scorsi, ha richiesto tutti gli atti relativi alla vicenda all’ufficio di presidenza per dipanare una matassa che è diventata sempre più ingarbugliata.
Identica cosa hanno fatto gli uomini della Guardia di finanza, che stanno esaminando anche la questione riferita ai componenti dei consigli di amministrazione delle aziende ex municipalizzate.
Intanto scoppia la guerra tra Masciocco e Benedetti: “alcuni consiglieri hanno firmato una autodichiarazione con la quale certificano di non essere incompatibili – è la provocazione dell’esponente vendoliano – invito il presidente del Consiglio a fare altrettanto”.
LA NOTA DEL COMUNE
A seguito dell’approvazione in Consiglio comunale, della questione pregiudiziale presentata dal consigliere Giustino Masciocco, che riteneva l’aula non competente a contestare ad un consigliere la causa di incompatibilità, il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha provveduto, con una nota, a spiegare le ragioni per cui il Consiglio dovrà di nuovo riunirsi con la massima urgenza per deliberare in ordine alla causa di incompatibilità.
“La norma utilizzabile nel caso specifico – recita la nota del prefetto – è l’articolo 69 del Tuel (testo unico degli Enti Locali), che si occupa di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità, anche dei consiglieri comunali. L’articolo infatti – si legge ancora nella nota – attribuisce all’assise civica un vero e proprio potere-dovere, in caso di sopravvivenza di una condizione di incompatibilità a carico di un consigliere, di contestare a quest’ultimo tale situazione. Pertanto, il Consiglio comunale dichiarandosi incompetente a provvedere, non ha rispettato il precetto dell’articolo 69 e ha posto il consigliere interessato nelle condizioni di non formulare osservazioni a sostegno della eventuale tesi della insussistenza della sopravvenuta condizione di incompatibilità”.
“Avevo già dichiarato, in sede di Consiglio – ha commentato Benedetti – la mia ferma opposizione alla pregiudiziale presentata da Masciocco. La nota del prefetto non è che una conferma della errata interpretazione del consigliere”.
“Sono rammaricato per aver perso 15 giorni preziosi per la discussione di tale delibera. Ad ogni modo – ha concluso il presidente del Consiglio – la delibera sarà riproposta al prossimo Consiglio comunale, così come indicatoci dal prefetto”.
DI CESARE DAL PREFETTO: ”VOTAZIONE PALESE E NOMINALE”
“Stamattina sono stato ricevuto dal Prefetto sulla questione delle incompatibilità”.
Ad annunciarlo è il consigliere comunale di Appello per L’Aquila, Ettore Di Cesare.
“La nostra richiesta di incontro era di qualche settimana, fa ben prima del giorno in cui si è svolto il Consiglio comunale sull’argomento”.
“Infatti il tema ci sta particolarmente a cuore, la norma sulle incompatibilità è una nostra proposta e abbiamo promesso alla città che andremo fino in fondo. Per questo avevamo chiesto preventivamente l’appuntamento”.
“Al Prefetto abbiamo consegnato le 15 autodichiarazioni dei consiglieri che firmano di non avere motivi di incompatibilità. Vorremmo che tutti i consiglieri lo facessero, anche chi subentrerà nel corso degli anni. Del resto, perché non farlo?”.
“Il Prefetto ci ha riferito che il Consiglio deve avviare le procedure del caso, posizione ribadita con la lettera oggi recapitata al Presidente Benedetti”.
“Allora se ne occupi urgentemente il Consiglio con voto palese e nominale. Il nostro timore, fin dalla prima seduta in cui si è discusso della vicenda, è che con una votazione segreta si possa trasversalmente negare anche l’evidenza per una spericolata operazione di salvataggio”.
“Invece ogni consigliere si deve assumere davanti alla città con la massima trasparenza le proprie responsabilità.
Non è per sfiducia nell’istituzione ma altre assemblee elettive a livello nazionale ci hanno dimostrato che tutto è possibile. Anche votare che Ruby è la nipote di Mubarak”.
“Infine, visto che l’incompatibilità riguarda anche i dirigenti e dipendenti del Comune, degli enti e delle partecipate impegnati nella ricostruzione che non possono essere anche tecnici, amministratori di condominio o presidenti di consorzio, invitiamo l’Amministrazione a procedere immediatamente per far rispettare rigorosamente la legge anche in questi casi”.
MASCIOCCO: ”VOLEVANO SALVARE IL ‘CONSIGLIERE RYAN'”
Incompatibilità al Comune dell’Aquila: si apre lo scontro tra il capogruppo di Sel, Giustino Masciocco, e il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti.
In una nota, l’esponente vendoliano lancia la sua provocazione: “alcuni consiglieri hanno depositato una autodichiarazione in cui viene evidenziata la non sussistenza, nei loro riguardi, di alcuna delle cause di incompatibilità previste dalla legge Barca, auspico che anche il presidente del Consiglio sottoscriva tale dichiarazione per trasparenza nei confronti dei cittadini”.
“È necessario evidenziare al riguardo che all’esito delle elezioni amministrative e precisamente al momento dell’insediamento del nuovo Consiglio comunale, ciascun consigliere è obbligato a dichiarare ai sensi di legge di non trovarsi nelle condizioni di ineleggibilità né di incompatibilità previste dal Testo unico degli enti locali – spiega Masciocco – Tali dichiarazioni sono alla base del provvedimento adottato dal Consiglio comunale, che vota a scrutinio palese la presenza delle condizioni previste per la convalida degli eletti”.
“A mio parere – sottolinea Masciocco – la nota del prefetto fa chiarezza sulle procedure da adottare ed evidenzia l’esigenza di una ‘previa contestazione del fatto, a opera dell’organo deputato, vale a dire del Consiglio comunale’, diversamente da quanto previsto dalla proposta di delibera del 29 novembre scorso, che riconosceva invece al Consiglio comunale la discrezionalità di contestare o meno il fatto, con l’aggravante della previsione del voto a scrutinio segreto”.
“Esprimendosi positivamente sulla mia pregiudiziale, l’assise civica ha voluto sottolineare la esigenza di assicurare la massima trasparenza sulle posizioni riguardanti situazioni di incompatibilità, con ciò vanificando il tentativo di salvare il ‘consigliere Ryan’”, prosegue ironicamente Masciocco con riferimento al caso di Piero Di Piero.
“Nel caso in specie, la presunta incompatibilità di Di Piero è stata resa nota da una diffida presentata al presidente del Consiglio comunale dell’Aquila da Alessandro Piccinini, primo dei candidati non eletti in seno allo stesso Consiglio. Nulla invece era stato predisposto dalla presidenza del Consiglio comunale in ordine all’accertamento di eventuali situazioni di incompatibilità di altri consiglieri, così come previsto dalla legge Barca”.
PICCININI MINACCIA RICORSO
Da un lato, infatti, incombe lo spettro di un nuovo ricorso da parte dell’avvocato Alessandro Piccinini, primo dei non eletti nella lista dell’Udc, che subentrerebbe a Di Piero in caso di sua decadenza.
Già prima del 9 novembre, data fissata dalla norma voluta dal ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca per rimuovere le cause di incompatibilità, Piccinini si era rivolto al tribunale e ora potrebbe farlo ancora ma con una novità: il legale, già capogruppo di Alleanza nazionale nel quinquennio 2002-2007, intende chiedere l’annullamento di tutte le delibere votate dall’organo perché composto in maniera illegittima.
Dall’altro, però, permane la difficoltà di riportare in aula un provvedimento già, di fatto, bocciato.
LA SOLUZIONE DI CIALENTE
La soluzione potrebbe essere quella prospettata da Cialente ad AbruzzoWeb, cioè “chiedere il voto palese su Di Piero”, per sgomberare il campo da eventuali “sveltine”.
La preoccupazione che avevano molti tra coloro che erano favorevoli alla pregiudiziale di Masciocco era proprio che “lo scrutinio segreto potesse salvare Di Piero”, come affermato dal capogruppo di Appello per L’Aquila, Ettore Di Cesare.
Ma l’eventualità che ciò avvenga lo stesso rimane: “a quel punto ognuno si assumerà le proprie responsabilità”, chiosa Cialente.
DI PIERO ATTENDE CHIARIMENTI
Dal canto suo, Di Piero contesta “l’incostituzionalità della legge” e si chiede perché “le stesse previsioni in essa contenute non riguardino anche la situazione dell’Emilia-Romagna, dove il terremoto c’è stato prima che ci fosse la stesura della norma”.
Quindi rivela che ha è in attesa “di un chiarimento da parte del ministero per la Coesione territoriale cui ho formulato una richiesta di parere per conoscere se la legge valga anche per i progetti già fatti o solo per quelli futuri”.
In quest’ultimo caso Di Piero è pronto “a non assumere più incarichi” ma a voler “portare a termini quelli pregressi che in alcuni casi sono già chiusi e in altri sono in via di definizione dopo aver ottenuto l’approvazione”.
“Anche perché – conclude – sono un professionista, io non campo di politica e il lavoro privato, per me come per molti altri, è fondamentale per vivere”.





