L’AQUILA – Ci sono anche un consigliere comunale e un medico tra gli indagati nell’inchiesta sulla presunta truffa con investimenti nell’Est europeo in immobili che vede coinvolto, tra gli altri, l’ex city manager del Comune, Massimiliano Cordeschi.
Agli indagati, in totale 12, è stata nei giorni scorsi notificata dalla Procura la proroga delle indagini, portate avanti dal Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle dell’Aquila.
Proprio grazie a questa notifica, inviata a tutte le persone coinvolte, sono iniziati a circolare i nomi sui quali finora c’era stato il massimo riserbo. Per loro l’accusa è di favoreggiamento.
A spiccare è il nome di Giuliano Di Nicola, 64 anni capogruppo in Consiglio comunale dell’Italia dei valori.
C’è poi il medico Antonio Cellini, 56 anni, Loreto Cordeschi di 44, Stanisa Eftoski (53), Riccardo Morelli (46), tutti dell’Aquila; Bruno Rinalduzzi di 68 anni di Roma, Simone Rinalduzzi (39) di Rieti, Giovanni Palumbo (70), Fabio Pezzopane (44), Valeria Bergamotto (54), Giancarlo Zarra (36), Marcellino Cimini (57). Per Carmen Ciocca, 42 anni di Roma ma residente all’Aquila, l’ipotesi di reato contestata è di truffa e raccolta abusiva di risparmio.
Ad assistere il dottor Cellini, l’avvocato Gregorio Equizi, che ad Abruzzoweb spiega: “Abbiamo già chiarito tutto con il pm, aspettiamo fiduciosi la conclusione indagini di una vicenda che comunque vede il mio assistito come persona offesa”.
Alcuni degli indagati sono stati interrogati, altri invece si sono avvalsi facoltà di non rispondere. (e.m.)
LA TRUFFA
Tutto sarebbe partito con una prima raccolta di fondi tra gli investitori, che, secondo quanto si è appreso, ha portato a un malloppo superiore al milione di euro. Con il quale secondo gli investigatori Cordeschi avrebbe effettuato investimenti nel ramo immobiliare e non solo.
I più danarosi avrebbero contribuito con somme pesanti, anche 200 mila euro sull’unghia, mentre altri investitori hanno raggranellato faticosamente i cosiddetti risparmi di una vita, fidandosi. Qualcuno avrebbe anche venduto case o proprietà per trovare i quattrini.
La consegna delle somme sarebbe avvenuta tramite assegni, con la promessa di restituirle con interessi vantaggiosi suffragata da un assegno di importo superiore, di qualche migliaia di euro, ma post-datato. Ripetendo il meccanismo, si generava una sorta di plusvalenza fittizia anche di rilievo.
A questo punto i casi si diversificano: qualcuno avrebbe ricevuto davvero più di quanto aveva investito, qualcun altro invece sarebbe rimasto “solato”. E avrebbe presentato le prime denunce, che hanno portato all’inchiesta.





