L’AQUILA – L’incendio che due giorni fa ha devastato una palazzina del progetto C.a.s.e. di Pagliare di Sassa, all’Aquila, sarebbe nato da un cortocircuito in un’abitazione al primo piano, ma ad alimentare le fiamme hanno contribuito “i materiali altamente infiammabili con cui sono stati costruiti gli alloggi” che ospitano i cittadini sfollati a causa del sisma.

Lo riferiscono fonti interne al comando provinciale dei vigili del fuoco, che stanno conducendo le indagini per accertare le cause del rogo che ha costretto all’evacuazione 12 famiglie.

Il fuoco, inoltre, è potuto divampare facilmente grazie agli oggetti combustibili presenti sul posto, che sottoposti a una fonte di calore così intensa hanno subito preso fuoco.

Dai sopralluoghi effettuati è stato verificato pure che non ci sono sostanziali danni agli alloggi vicini, eccetto i due appartamenti in corrispondenza dei balconi coinvolti.

I divani e le suppellettili delle altre stanze si sono salvati: il fuoco, infatti, è stato spento in tempo. In pericolo c’erano i solai, che se fossero rimasti lesionati avrebbero comportato conseguenze ben più gravi.

Intanto l’assessore all’Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila ha spiegato che della dozzina di nuclei che sono stati sgomberati, due hanno trovato ospitalità alla guardia di finanza a Coppito, gli altri da amici e parenti, in attesa di essere ricoloccati in altre case libere.