L’AQUILA – “Il nuovo istituto penale minorile dell’Aquila è una struttura all’avanguardia, segna il raggiungimento di un importante obiettivo strategico, ovvero quello di conciliare il trattamento di sicurezza, con il percorso di riabilitazione”.
Queste le parole del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, lette dal capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile, Antonio Sangermano, in occasione della cerimonia di inaugurazione dei locali, rinnovati e riqualificati, che accoglieranno l’istituto penale per i minorenni, in Via Giuseppe Mezzanotte, con 28 posti per detenuti maschi.
Presenti anche i sottosegretari alla Giustizia Andrea Ostellari e Andrea Delmastro Delle Vedove, il presidente del tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni dell’Aquila, David Mancini, il presidente della Regione, Marco Marsilio, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il senatore Guido Liris, il deputato Alberto Bagnai, l’assessore regionale Roberto Santangelo.
“La riattivazione di questa struttura detentiva per soggetti minorenni e giovani adulti è stata fortemente voluta dal Ministero, nel quadro di una più ampia programmazione che vedrà l’apertura di altri due istituti penali minori entro il mese di dicembre prossimo”, ha aggiunto Nordio. Nel corso della cerimonia è stata lanciata ‘idea di intitolare l’istituto a san Francesco d’Assisi.
Il carcere minorile dell’Aquila, punto di riferimento per le regioni Abruzzo e Molise, era stato chiuso per lavori di ristrutturazione e adeguamento post sismico, ma assegnatopoi all’Università dell’Aquila. In sua assenza, i minori sottoposti a misure cautelari o condanne definitive venivano spesso trasferiti in istituti molto lontani, come quelli di Bari, Catanzaro o addirittura nel nord Italia.
Ha detto a sua volta il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove: “oggi si archivia l’infausta e improvvisa pagina che indusse il ministro Orlando a chiudere l’Ipm deprivando il territorio di un presidio di sicurezza e i giovani di una esecuzione pena vicina alla rete familiare. E’ un istituto che abbiamo riaperto rispettando due criteri che sono fondamentali e che devono correre insieme: la sicurezza, con la videosorveglianza e gli anti-scavalcamenti e dall’altra parte l’aspetto trattamentale che deve essere enfatizzato evidentemente negli istituti minorili”.
“Lo Stato torna presente in tutte le sue articolazioni in Abruzzo contro un passato sinistro dove lo Stato arretrava – ha aggiunto -. Le città sono preoccupate sempre di più per la questione del disagio giovanile. Con il DL Caivano abbiamo immaginato che i giovani adulti che stanno all’interno degli istituti, quando si trasformano in capobranco minacciando i minorenni o turbando l’ordine pubblico e la sicurezza possono essere trasferiti negli istituti penali per maggiorenni. Anche così si fa prevenzione soprattutto nei confronti del detenuto più debole che molto spesso viene vessato dal cosiddetto giovane adulto”.
“Restituiamo una struttura che non è solo detentiva, ma anche una struttura di educazione, che consentirà anche attraverso gli spazi che sono stati ricavati di garantire quel percorso rieducativo che è essenziale. E vorremmo che questo istituto, inizieremo a tal proposito una procedura, sia intitolato alla figura di San Francesco D’Assisi”.
Per il presidente del Tribunale Angrisano, “il senso della importante riapertura, per noi, è dare la possibilità per i nostri ragazzi e ragazze abruzzesi di poter, laddove condannati o anche sottoposti a misura cautelare, il che è traumatico per un ragazzo speciale di una esperienza, di godere della vicinanza e degli effetti familiari e di poter avviare un trattamento sul territorio dove poi, a fine pena, sono destinati a vivere e a tornare”.
Ha aggiunto il sottosegretario Andrea Ostellari: “Restituiamo una struttura che non è solo detentiva, ma anche una struttura di educazione, che consentirà anche attraverso gli spazi che sono stati ricavati di garantire quel percorso rieducativo che è essenziale. E vorremmo che questo istituto, inizieremo a tal proposito una procedura, sia intitolato alla figura di San Francesco D’Assisi”
“Purtroppo assistiamo ad un aumento della capacità di delinquenza dei minori, anche molto violenta. La figura di San Francesco serve a ricordare che in questo istituto qui c’è sicuramente misericordia ma soprattutto c’è rigore, un luogo che può diventare simbolo anche di una rinascita, che parte dal minorile ma che poi ovviamente si deve estendersi anche agli adulti, perché la difficoltà maggiore come tutti sappiamo la subiamo lì”, ha concluso Ostellari.
“E’ questa la risposta migliore che si può dare al tema del sovraffollamento carcerario e del reinserimento sociale di detenuti – ha detto il presidente Marco Marsilio -: i nostri ragazzi dal 2009 fino ad oggi sono dovuti andare fuori regione a scontare la loro pena, con una conseguenza traumatica anche nel rapporto con le famiglie e con il territorio e con evidenti ripercussioni sul percorso di recupero e di reinserimento sociale. Ci sarà ora la possibilità di scontare la pena sul territorio, le famiglie saranno più vicine, e a questo si aggiunge il lavoro fatto come Regione Abruzzo: gli assessori Nicoletta Verì e Santangelo hanno costruito con l’amministrazione penitenziaria protocolli che prima non c’erano, per mettere in campo politiche sociali e sanitarie di vicinanza, di collaborazione che consentono un percorso più completo di reinserimento sociale e di recupero di questi giovanissimi detenuti”.
Ha concluso il procuratore Mancini: “Ho parlato diverse volte sulla centralità di questo istituto che oggi torna finalmente funzionale. È un bellissimo risultato per tutto il territorio abruzzese e non solo perché sarà un istituto penale che servirà il Paese. È un bel risultato, la condizione ovviamente necessaria è che sia anche ben funzionante. Sembra che le premesse ci siano, ricordando che un istituto penale per i minorenni, in realtà ogni carcere, ma l’istituto per i minorenni in particolar modo, è utile e serve se il suo scopo non è quello di contenere e detenere, ma quello di rieducare. Quindi per fare questo servono adeguate risorse e strumenti professionali al suo interno, ma per oggi diciamo che il risultato è veramente un momento di grande sinergia tra tutte le istituzioni”.





