L’AQUILA – La piccola e media impresa aquilana fa la voce grossa sulla scena nazionale, regionale e locale nel momento di crisi profonda che investe le aziende, strozzate dalla stretta sul credito da parte delle banche e da un “disinteresse” delle istituzioni e della politica che ne sta mettendo a dura prova la sopravvivenza.

“La politica non metta in liquidazione le imprese”: a lanciare l’appello sono le associazioni della provincia dell’Aquila, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti che, nella giornata di mobilitazione in tutta Italia, mettono sul tavolo nazionale il dramma delle imprese aquilane e regionali, costrette a chiudere i battenti e a ricorrere sempre più spesso a cassa integrazione e ammortizzatori sociali.

Le richieste, chiare e definite, sono un maggiore credito per rilanciare lo sviluppo, un’immediata riduzione della pressione fiscale e una semplificazione rapida, a livello amministrativo, volta a snellire e i ridurre gli oneri a carico delle imprese.

“Si ravvisano sempre più segnali pesanti di flessione economica e finanziaria nel mondo della piccola e media impresa che poi è quella che contribuisce maggiormente al prodotto interno nazionale lordo dando occupazione a milioni di persone – commenta Agostino Del Re, direttore provinciale Cna e vicepresidente della Camera di Commercio dell’aquila – Il 93.5% delle imprese, infatti, sono al di sotto dei trenta dipendenti: questo fa capire quanto lavoro possano dare sul terriorio locale e nazionale”.

“L’Aquila può essere un volano dell’economia non solo locale, ma dell’intera regione – sottolinea Del Re – non solo per la ricostruzione, che conterà oltre 25 mila dipendenti che lavoreranno nel settore dell’edilizia. Per poter fare questo, però, è necessario che le banche inizino a parlare di credito e non di più solo di banca e che le istituzioni politiche facciano fronte comune al di là dei colori e dei partiti, altrimenti non si va da nessuna parte. Anche la zona franca è ancora qualcosa di confuso: il ‘de minimis’ per le aziende preesistenti al sima e il contributo per quelle postume, ammontano a un totale di 90 milioni di euro stanziati nel 2009 che, suddivisi per tutte le aziende che ne abbiano i requisiti, saranno poche migliaia di euro ad impresa”.

Questo è l’anno peggiore di crisi, secondo solo all’anno 2009 per Carlo Rossi, direttore Confesercenti della Provincia dell’Aquila, che chiede un intervento immediato e massiccio da parte della Regione.

“A una riforma che sembrava potesse essere una chance per i Confidi, non ha più fatto seguito alcuno stanziamento di risorse – spiega – Ora pare che ci sia quest’accordo, promossa da tutte le organizzazioni del tavolo dello sviluppo Abruzzo, insieme alla Regione che possa mettere finalmente a disposizione dei Confidi 24 milioni dei fondi Fas. Una mano santa che potrebbe sbloccare la chiusura del credito che le imprese stanno subendo”.

“Le nostre associazioni hanno aderito immediatamente a questa mobilitazione perché i problemi delle imprese aquilane sono sotto gli occhi di tutti – prosegue Rossi  – Gli ultimi dati Istat rilevano infatti un grave calo dei consumi e una perdita delle imprese artigianali e del commercio al dettaglio. L’Aquila è l’esempio da cui partire per un rinnovamento in tutta la regione, ma per fare questo c’è bisogno di una politica fiscale diversa, di una maggiore partecipazione da parte delle istituzioni  politiche e di liquidità dagli istituti di credito”.
 
Dello stesso parere Roberto Donatelli, presidente di Confcommercio L’Aquila, che sottolinea l’importanza di aprire i rubinetti delle banche per fornire liquidità alle imprese.

“Gli istituti di credito devono essere vicini alle imprese – avverte – noi artigiani abbiamo una pressione fiscale  del 70% e non ce la facciamo più. Ogni giorno, nella nostra associazione arrivano imprenditori  con le lacrime agli occhi per cercare aiuto. È un momento drammatico, una morìa. Regione, Provincia e Comune devono sostenerci il più possibile”.

PESCARA: “ABRUZZO FANALINO DI CODA, INVERTIRE LA ROTTA”

L’Abruzzo, stando ai segni peculiari e specifici di tipo recessivo, per quanto riguarda la situazione delle piccole imprese si pone in coda alla graduatoria dei territori italiani e, in alcuni casi, perfino del Mezzogiorno; perciò è “assolutamente inecessario invertire la rotta”.

A lanciare l’allarme sono Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani regionali, in occasione della giornata di mobilitazione promossa a livello nazionale da Rete Imprese Italia.

Ad accompagnare l’iniziativa è stato lo slogan “La politica non metta in liquidazione le imprese. Rete Imprese Italia non farà sconti”.

In Abruzzo le associazioni hanno organizzato una mobilitazione in tutte le quattro province, con altrettante assemblee pubbliche nelle Camere di Commercio.

La manifestazione a portata regionale si è svolta nella sede dell’ente camerale pescarese, alla presenza dei vertici abruzzesi delle associazioni di categoria.

Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani hanno sottoscritto un documento, contenente gli obiettivi comuni, che verrà consegnato ai capilista per Camera e Senato nell’ambito delle prossime elezioni politiche e che farà parte di un documento nazionale da presentare ai candidati e al Governo che verrà eletto.

Tra le priorità vi sono il “rilancio dello sviluppo, a partire dal credito”, il coinvolgimento nel processo di creazione della Macroregione Adriatico-Ionica, “occasione da non disperdere”, la ricostruzione del cratere sismico, il finanziamento della Zona Franca Urbana di Pescara, il potenziamento del sistema regionale dei porti ed il rilancio del porto di Pescara.

“Bisogna invertire la rotta e ribaltare quanto è stato fatto fino ad ora – commenta il direttore di Confesercenti Abruzzo, Enzo Giammarino – Non è possibile produrre con il 56% delle imposte, per un mercato che non consuma e in un’Italia che è fanalino di coda. La speranza è che questa unione, la quale deve completarsi anche in Abruzzo come in Italia, perché Confcommercio regionale al momento non ha aderito, possa portare a dei risultati”.

IN ABRUZZO CROLLO CONSUMI, -5,1% NEL 2012

I consumi, in Abruzzo, nel 2012 hanno fatto registrare una flessione del 5,1%, a fronte di un calo medio, tra il 2008 e il 2011, dello 0,6% e a fronte del dato registrato dal Sud del Paese, pari al -4%.

I dati sono stati diffusi da Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani regionali, in occasione della giornata di mobilitazione promossa a livello nazionale da Rete Impresa Italia.

Le imprese, in regione, sono praticamente ferme, con un tasso di crescita pari al +0,43%, che, dopo quello del 2007, è il peggior risultato degli ultimi sette anni.

Erano 150.228, alla fine dello scorso anno, le imprese attive in Abruzzo, di cui 47.262 nel Chietino, 36.490 nel Teramano, 35.397 nel Pescarese e 31.079 nell’Aquilano.