L’AQUILA – “Ho già avuto un’esperienza nel Consiglio comunale dell’Aquila, ma si è conclusa sei anni fa: tornarci oggi, dopo tutto quello che è successo, con la città in queste condizioni è come se fosse la prima volta, pure il fatto di non varcare il portone di palazzo Margherita mi fa un certo effetto”.

Deve salire su un treno in corsa, Alessandro Piccinini, avvocato aquilano ed ex capogruppo di Alleanza nazionale fino al 2007, primo dei non eletti nella lista dell’Unione di centro alle amministrative del maggio 2012, che rientra in aula a legislatura già avviata dopo aver instaurato una tenzone a colpi di carte bollate con l’architetto Piero Di Piero, che lo precedeva come numero di consensi in lista, ma caduto sotto la scure della legge Barca sulle incompatibilità tra ruolo politico e incarichi privati nella ricostruzione.

Di fatto, quindi, Piccinini andrà a rimpiazzare Di Piero nel gruppo del partito della Vela ma mette subito le mani avanti: “la mia estrazione politica è chiara, ho militato nel movimento giovanile del Movimento sociale e poi in An, e sarò in maniera netta all’opposizione del centrosinistra, per questo se l’Udc, insieme ai montiani, andrà a fare la stampella di un eventuale governo guidato da Pier Luigi Bersani prenderò un’altra strada”.

Troverà un Consiglio dilaniato dalle risse e dalle polemiche, ultime in ordine di tempo quelle relative alla “discoteca della discordia” nella zona Ovest dell’Aquila, che ha appena ottenuto l’ok dall’aula: “una cosa gestita in maniera confusionaria e illogica, in linea con quanto fatto finora dall’amministrazione comunale, lo dimostra anche il fatto che la maggioranza si è spaccata pesantemente”.

Mentre sul via libera al registro delle unioni civili, condite dalle contestatissime dichiarazioni del consigliere di Alleanza per l’Italia Giuseppe Ludovici (“l’omosessualità è una malattia”), da uomo di destra sottolinea “di essere d’accordo in linea generale, si tratta semplicemente di prendere atto di situazioni che esistono, davanti alle quali non ci si può tappare gli occhi, per cui non avrei certamente avuto una posizione di chiusura preconcetta”.

Piccinini incrocerà di nuovo il suo percorso istituzionale con quello di tanti consiglieri che già sono stati suoi colleghi di banco nel corso del secondo mandato del centrodestra guidato dall’allora sindaco Biagio Tempesta.

“Molti li conosco bene, per questo alcuni di loro mi hanno chiamato subito per farmi gli auguri per il ritorno in pista: il presidente dell’assise civica, Carlo Benedetti, innanzitutto, e poi Luigi D’Eramo, Enrico Verini ed Emanuele Imprudente“, rivela.

Nell’agenda prossima ventura, naturalmente, l’argomento più importante è la ricostruzione: “mancano le risorse per programmare la rinascita della città, gli 800 milioni di euro che saranno disponibili grazie alla delibera Cipe del dicembre scorso sono una goccia nel mare delle necessità complessive e comunque sono frutti di fondi resi disponibili dal precedente governo, nei confronti dell’attuale il Comune dell’Aquila non ha esercitato le dovute sollecitazioni per chiedere un ulteriore stanziamento che consentisse di ragionare su una ricostruzione pluriennale”.

“In questo modo – aggiunge – si rischia di far partire solo pochi cantieri avendo, paradossalmente, i soldi impegnati ma fermi alla tesoreria comunale, è evidente che da quando il pallino è passato nelle mani dell’amministrazione siamo piombati nell’inerzia più totale”.

Tanto lavoro da fare dovendo far coincidere politica e professione: “concilierò le due cose, il lavoro è importante ma lo è altrettanto l’impegno per la città, soprattutto ora”.

“Sono deciso a partire con il piede giusto – conclude Piccinini – e mi ha fatto enormemente piacere incontrare tante persone, che mi abbiano votato o meno, che mi hanno detto di sentirsi finalmente rappresentate in Consiglio”.