L’AQUILA – “Polvere negli occhi, nel cuore sogni”: questo il progetto di un’intera comunità scolastica, ideato e promosso da Licia Galizia, artista e docente di Disegno e Storia dell’arte del Liceo scientifico “Bafile” dell’Aquila, che intende trasformare la scuola superiore in un piccolo museo di arte contemporanea.
Patrocinato dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia dell’Aquila e sostenuto dal Comune, l’evento è alla seconda edizione, e per quest’anno la sua promotrice ha proposto una novità.
La Galizia ha raccolto 22 nuove opere di artisti italiani e stranieri, ma non saranno presentate tutte all’interno delle mura del Liceo come nella scorsa edizione.
Ha pensato per quest’anno di estendere l’iniziativa all’intera città, collocando tre opere all’interno di alcuni centri commerciali dell’Aquila, diventati ormai luoghi-simbolo della vita sociale del post-terremoto.
Due installazioni saranno presentate il 9 dicembre al centro commerciale Quattro Cantoni alle 16.30, e un’altra, monumentale, a Meridiana alle 18. Gli allestimenti saranno predisposti dagli stessi artisti in collaborazione con gli studenti dello Scientifico.
Il 10 dicembre alle 18.30, invece, il liceo “Bafile” aprirà al pubblico le porte della mostra con le restanti 19 opere.
Il 9 gennaio le tre installazioni verranno poi trasferite all’interno dell’istituto d’istruzione superiore dove, insieme agli altri lavori, andranno ad arricchire il corpus della “Collezione permanente di arte contemporanea Andrea Bafile”, un’altra creatura della professoressa-artista, già composta dalle 22 opere presentate nel progetto del 2010.
AbruzzoWeb ha intervistato la Galizia, ideatrice e curatrice, sulle prospettive di “Polvere negli occhi”.
Qual è l’obiettivo di questo progetto?
Con questa iniziativa ho voluto sin dall’inizio che i ragazzi si immergessero completamente in un ambiente artisticamente stimolante, e infatti siamo riusciti a coinvolgere ben 100 studenti che adesso vivono la quotidianità a scuola con un fermento nuovo e il desiderio di partecipare attivamente a questo progetto di scuola-museo traspare.
Il mio obiettivo primario è portare tra le mura scolastiche l’esperienza vitale dell’arte attraverso la presenza e la complicità degli artisti che operano da anni nell’ambito nazionale e internazionale. L’arte non è solo quella che i ragazzi sono costretti a studiare a scuola, ma uno strumento importantissimo attraverso il quale esprimere se stessi.
Oggi nelle scuole il contemporaneo è del tutto sottovalutato, per non dire demonizzato. Al massimo viene organizzata qualche sporadica visita nei musei o in qualche mostra, ma niente di più. I programmi ministeriali si fermano al 1920 e quando i ragazzi escono da scuola non hanno la minima idea di cosa abbiano rappresentato per il nostro modo di rapportarci alla realtà quotidiana le grandi rivoluzioni artistiche che hanno avuto luogo nel corso del XX secolo.
Perché proprio lo Scientifico e non l’Artistico, per esempio?
L’idea vale per il nostro istituto quanto per gli altri, ma è pur vero che un progetto del genere non è fatto per le scuole che già si relazionano in maniera importante con l’arte. L’obiettivo è quello di sensibilizzare proprio chi è totalmente estraneo a questo mondo.
Perché la scelta dei centri commerciali come location per alcune installazioni?
Questi luoghi sono ormai gli unici punti di ritrovo di adulti, ragazzi e bambini e in questo modo vengono trasformati in luoghi contenitori di segni d’arte non convenzionali che possano indurre a una riflessione su tematiche “altre” capaci di aprire a una visione non usuale della realtà.” le operazioni di allestimento saranno eseguiti dagli artisti e degli allievi.
Su che base sono stati scelti gli artisti che compongono il catalogo della mostra?
La scelta degli artisti non è dipesa da un mio orientamento di gusto, ma dall’intenzione di dare un’idea il più possibile completa del panorama contemporaneo dell’arte.
Più che altro non è stato semplice individuare le opere da esporre nei centri commerciali, luoghi già fortemente contaminati da segni caratterizzanti.
Il terremoto rappresenta un motivo ricorrente all’interno del catalogo o ha rappresentato una fonte di ispirazione per alcuni degli artisti?
Il terremoto ha certamente avuto la sua importanza, ma più che altro nell’ambito dei lavori di realizzazione del progetto, nel senso che, senza l’evento drammatico del sisma del 6 aprile 2009, gli artisti non si sarebbero mai prestati a donarci le loro opere.
Ma è l’idea della ricostruzione a essere sempre viva alla base dell’evento, nel senso che l’arte è fantasia, sogno e il sogno dei ragazzi al momento è e deve rimanere la ricostruzione, intesa anche come rinascita della coscienza dopo un evento così tragico.



