L’AQUILA – È senza dubbio una delle figure più rappresentative del panorama culturale del capoluogo, “aquilanità” allo stato puro, e non solo perché la sua “bottega”, si trovava in pieno centro storico, del quale rappresentava un vero e proprio baluardo, o perché sin da bambino si è confrontato con il panorama culturale della città frequentando, all’interno della libreria stessa, scrittori, professori, artisti, storici e artigiani locali, ma soprattutto perché basta parlare con lui qualche minuto per riconoscere la simpatia, la modestia, la genuinità, la costanza, la forza delle radici del vero aquilano.

Si chiama Alessandro Rotili, ma i più lo conoscono come Sandro, il libraio Colacchi, titolare, insieme a suo fratello Roberto, di una vera e propria istituzione culturale.

Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 i Rotili sono stati costretti ad abbandonare la sede storica a Palazzo Pica Alfieri, in via Andrea Bafile all’Aquila, che li ospitava dal 1938, e sin dal settembre del 2009 si sono trasferiti in un centro commerciale, triste destino della stragrande maggioranza dei commercianti aquilani.

Il palazzo in centro ha subito danni considerevoli: “La libreria in sé non è molto danneggiata – dice Sandro – c’è solo una crepa preoccupante sulla controfacciata. Non ci sono stati crolli all’interno del negozio, i problemi maggiori li stanno causando le infiltrazioni d’acqua”.

E quando gli viene chiesto se ha speranze di tornare a breve nel negozio che lo ha visto crescere e a cui è così indissolubilmente legato, la risposta non sorprende: “Sono pessimista, ho 63 anni e non credo di poterci tornare presto. Più che altro me lo auguro per mio figlio Giovanni”.

Com’è cominciato tutto? Qual è la vostra storia?

La libreria è stata fondata nel 1938 da mio nonno materno, Felice Colacchi. Era un tipografo, poi a un certo punto della sua vita, in età già avanzata, ebbe un notevole abbassamento della vista e così decise di aprire la libreria. Nel 1957 mia madre, Maria Colacchi la rilevò, ma il rilancio vero e proprio dell’attività ci fu nel 1960, quando mio padre, Giovanni Rotili, che era maresciallo dell’esercito, andò in pensione e prese a occuparsi personalmente della libreria.

I gestori dell’attività ora siete lei e suo fratello Roberto. Chi vi ha insegnato il mestiere?

Io ho preso parte all’attività di famiglia a partire dal 1969-1970, mentre mio fratello Roberto, 7-8 anni dopo di me. Di certo il punto di riferimento è stato nostro padre, nonostante non fosse del mestiere. Ma la passione ha avuto un ruolo imprescindibile nel corso di tutta la mia carriera. Sono cresciuto in libreria, ho imparato sul campo, passo dopo passo, giorno dopo giorno e sono sempre stato mosso da una forte curiosità, da una forte sete di conoscenza e quale luogo migliore di una libreria per imparare.

Che rapporto ha con i suoi clienti? La si può definire un “libraio-consigliere”?

Assolutamente sì, con i clienti instauriamo sempre un rapporto di dialogo. Del resto, nella situazione attuale, che vede una crisi notevole del commercio in generale e del libro in particolare, instaurare un rapporto con i clienti è il nostro unico punto di forza per combattere le grandi catene. Siamo sempre presenti in libreria e siamo sempre disponibili a dare dei consigli a chiunque ne dovesse avere bisogno.

Quanto si sente commerciante e quanto invece “operatore culturale”?

È una distinzione che non ha molto significato. Mi sento un librario e in quanto tale sono un commerciante che opera nel mondo culturale. Non posso prescindere dall’aspetto commerciale altrimenti falliremmo, ma non possiamo neanche tralasciare il fatto che stiamo parlando di libri, di cultura. Bisogna trovare un equilibrio tra i due aspetti.

È dura nel 2012 vivere di libri?

Sì. In Italia le libreria indipendenti, come la nostra, stanno chiudendo. Il mercato dei libri è in forte sofferenza. Le grandi catene stanno prendendo il sopravvento, senza contare che ormai i libri si comprano al supermercato, alle poste, praticamente dappertutto. 
 
Con l’avvento di Internet le cose sono cambiate nel mondo dell’editoria. Crede che la rete sia una risorsa o un problema per un libraio?

Da un lato è una risorsa importante anche per noi, ad esempio abbiamo un sito molto dettagliato con il catalogo on-line che permette di verificare in tempo reale la disponibilità dei volumi in libreria; dall’altro però le vendite sul web a livello commerciale ci privano di un’enorme fetta di mercato.

Il libro è ancora un oggetto di culto oppure con l’avvento dell’e-book la magia del cartaceo sta andando scemando?

L’e-book come mezzo alternativo di fruizione del libro è sicuramente una novità importante ma posso concepirlo come strumento tecnico per la consultazione di aggiornamenti su materie tecniche, per esempio giuridiche o fiscali, non per leggere, ad esempio, un romanzo.

Ovviamente è una questione di gusti, personalmente credo che avere in mano un libro sia una cosa del tutto diversa, sfogliare le pagine di un volume ha un sapore speciale. Non dimentichiamo che ormai i libri si trovano in edizioni molto economiche, a 5-6 euro, e che gli e-book hanno comunque un costo, quindi non sempre si risparmia.

Cosa risponde a chi sostiene che il libro cartaceo sia morto?

Che è gente poco colta. Ad ogni modo al momento il libro digitale non ha grande diffusione, e credo che non prenderà mai il posto del cartaceo.

Siete anche casa editrice. Su che base scegliete i libri da pubblicare?

Siamo gli editori della Deputazione di storia patria negli Abruzzi e in più pubblichiamo testi di interesse storico locale oppure di altri temi ma sempre connessi all’Abruzzo. I testi che pubblichiamo ci vengono richiesti da tutta Italia, sia dalle librerie che dai privati.

Quali libri, tra quelli che avete scelto di pubblicare, hanno avuto maggior successo?

Sicuramente quelli più divulgativi, mentre quelli più specialistici, come i saggi storici, ovviamente hanno meno pubblico. Ricordo molti anni fa pubblicammo La Cucina aquilana di Luigi Marra che ebbe grande successo, il Dizionario Aquilano-Italiano, Italiano-Aquilano, Celestino V e la rinuncia gloriosa. Memorie e inni del professor Antonio Cordeschi.

Un libro che avete pubblicato che vuole consigliare ai lettori di AbruzzoWeb.

Mi viene in mente Il convento domenicano dell’Aquila. Vicende di storia e architettura. 1255-2009 di Maurizio D’Antonio.

La Libreria Colacchi è un’istituzione all’Aquila, si può dire che sia un simbolo, un punto di riferimento non solo del mondo culturale aquilano, ma della città stessa. Organizzate da sempre eventi, convegni, letture pubbliche, come risponde la gente?

Mettiamo a disposizione i nostri spazi in alcune occasioni, si tratta però sempre di eventi di piccole dimensioni che non richiedono grandi spazi perché abbiamo a disposizione solo 40 posti a sedere più i posti in piedi. Alcuni hanno un grande successo altri meno, dipende da chi organizza e da come e quanto l’evento viene pubblicizzato.

Dopo il terremoto ha riscontrato un cambiamento nell’attenzione verso il mondo culturale?

Con il terremoto la vita degli aquilani ha sicuramente subito uno scombussolamento notevole, e mentre prima chi usciva per passeggiare in centro o per fare delle commissioni, se si trovava di passaggio, entrava anche solo per sfogliare un libro, ora le abitudini sono cambiate totalmente e si deve venire appositamente con l’intenzione mirata di acquistare un libro.

Ma in realtà le cose non sono cambiate più di tanto. Credo che L’Aquila sia una delle realtà con il maggior substrato culturale non solo d’Abruzzo ma del Centro-Sud Italia. Il nostro è un popolo colto, a parte i lettori “occasionali” abbiamo una clientela fissa che non rinuncia a venire in libreria, nonostante debba prende l’automobile e magari fare anche parecchi chilometri.

Il dato dell’affluenza in libreria è cambiato rispetto a quando eravate in centro?

Un calo delle vendite c’è stato sicuramente, ma si può ritenere fisiologico considerando il calo demografico degli ultimi anni e la fuga di parte della popolazione aquilana dopo il sisma.

La flessione maggiore riguarda i libri universitari, infatti gli studenti fuorisede sono ormai per la maggior parte pendolari e provvedono ad acquistarli nelle proprie città. Invece lo scolastico è aumentato, dal momento che, rispetto a quando eravamo in centro, ora non ci sono problemi di parcheggio per i clienti, che possono caricare i libri senza problemi. Per il resto la situazione è rimasta più o meno la stessa.

Come vivete questa nuova condizione così diversa da quella originaria?

All’inizio è stato davvero traumatico, devo ammetterlo, anche perché io ero radicato in maniera fortissima alla libreria. Pian piano ci sto facendo l’abitudine.