L’AQUILA – Da tre settimane, più o meno ogni sette giorni, escono nottetempo e tappezzano i muri del centro storico deserto dell’Aquila con striscioni con scritte colorate su fondo bianco, di volta in volta ironici o caustici contro la governance della ricostruzione, la struttura commissariale, la politica in generale e così via.
Sono i cittadini del “movimento della locomotiva”, nome ufficioso e giornalistico, vale a dire la novità più fresca nell’ambito dell’attivismo post-terremoto nel capoluogo, dopo la “morte” del popolo delle carriole e la formula dei comitati e dell’assemblea cittadina che comincia ad accusare un po’ di stanchezza, per quanto si debba riconoscere che la proposta di legge popolare sulla ricostruzione da loro sostenuta alla fine in Parlamento ci stia pian piano arrivando.
I manifesti appesi ai muri non sono certo una novità. Prima ci furono quelli degli stessi comitati e dell’assemblea, per pubblicizzare i cortei “Sos” contro le tasse e bacchettare la politica.
Poi ci sono stati quelli griffati “Mafalda”, sempre di origine movimentista, che hanno perfino attirato le ire dell’autore spagnolo del celebre fumetto, Joaquìn Salvador Lavado detto Quino.
Poi è arrivata la locomotiva, un’autentica novità.
GLI AUTORI
Si sa poco e niente degli autori dei manifesti, che solo due giorni fa hanno colpito per l’ultima volta, questa volta bersagliando i commissari delegati.
Da quanto si è appreso si tratta di un gruppo di cittadini non molto grande, e in effetti è chiaro che non occorra una mobilitazione di massa per attaccare manifesti qua e là.
Il gruppo è trasversale ai vari comitati e movimenti, e i componenti della “locomotiva” tengono a mantenere il più stretto anonimato, visto anche che stanno violando il regolamento comunale sulle pubbliche affissioni.
Si tratta sicuramente di aquilani, gente di trincea, bersagliata dai problemi che vengono affrontati con i manifesti e intrecciata con gli altri movimenti cittadini, che pure non sono direttamente coinvolti.
LA LOCOMOTIVA
Cosa stia a significare l’immagine della locomotiva resta un mistero, anche se il primo e più spontaneo collegamento viene con l’omonimo pezzo di Francesco Guccini del 1972, che racconta l’attentato anarchico del macchinista Pietro Rigosi.
Qualcun altro ci vede anche una critica interna agli stessi movimenti cittadini, invitati a rimettersi in modo e ripartire, fosse anche con una “macchina a carbone” viste le difficili condizioni del post-terremoto.
Interpretazioni che resteranno indiziarie, finché i cittadini non verranno allo scoperto in modi diversi e più chiari.
LA STAMPA
Quanto a chi abbia stampato materialmente gli striscioni, vanno escluse le tipografie tradizionali, innanzitutto per il basso numero di copie stampate, che rende assolutamente antieconomico il metodo della lastra litografica.
C’è anche un motivo formale. Le tipografie, infatti, hanno l’obbligo di firmare i manifesti in base alla legge sulla stampa (la numero 47/1948).
Si tratta quindi di stampa digitale, e oltre ai negozi specializzati cittadini vanno presi in considerazione anche i servizi Internet che consentono di inviare un file e farselo recapitare stampato a casa anche a grandi dimensioni.
L’IMMAGINE
Infine, l’immagine. Cercando “locomotiva” o “treno” sulla fonte più comune per reperire un’illustrazione, il servizio Google Immagini, anche cercando in lungo e in largo non si riesce a trovare la locomotiva dei manifesti.
Osservandola con attenzione da vicino, l’immagine appare sgranata, come se sia stata impaginata a una risoluzione molto maggiore di quella originale.
Aspetto, quest’ultimo, che porta a pensare a un videogioco, oppure allo screenshot di un video, ma anche una ricerca sul serbatoio mondiale di filmati più capiente, il sito YouTube, non dà esito.
Chi ha scelto quell’immagine l’ha scelta con cura, difficile da ritrovare, difficile da capire.
Restano i manifesti, quelli sì, molto chiari. E la curiosità di vedere quale sarà il percorso successivo di questa locomotiva.
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