L’AQUILA – “Bisogna ripristinare la funzione aggregativa del centro per far ripartire gli affari”. È quanto affermano a una sola voce i gestori dei negozi del centro storico.

 
Mentre i locali aperti la sera non hanno bisogno di pretesti per restare aperti, contando soprattutto su una clientela giovanile, per quanto riguarda le attività commerciali aperte di giorno, la situazione è diversa, più difficile e per questo lenta a ingranare.
 
 
Il problema sul quale concordano molti gestori delle attività del centro storico è la diversa funzione del centro stesso, non più fortemente aggregativo come prima, quando ci si trovava a passeggiare con uno spirito più rilassato rispetto a ora.
 
Notano i negozianti che la cittadinanza risponde bene e popola gli spazi pubblici dentro le mura in occasione di un qualsiasi evento, ricreando l’immagine viva del centro prima del terremoto; ma nei giorni normali, chi movimenta corso e piazza Duomo sono per lo più pochi anziani che si recano in chiesa e stranieri con la macchinetta fotografica che ancora oggi, due anni dopo il sisma, commentano i cartelli sui muri e i puntellamenti.
 
Le bancarelle di legno alla Villa comunale, luogo dove non manca mai movimento nei pressi dei chioschi e dello chalet, continuano ad assicurare la loro forzata e colorata presenza da piccolo paesello turistico quale L’Aquila non mira certo a essere, e a cui molti aquilani ancora non fanno l’abitudine.
 
Dalla Villa a piazza Duomo, i gestori di due attività così diverse come la gioielleria Armenia e la pizzeria Gran Sasso concordano di avere “quasi esclusivamente la clientela affezionata di prima e poche nuove facce”, mentre Giampiero Sferrella, che opera nella pizzeria, aggiunge: “Si lavora poco, ora che è estate si vede qualche cliente in più rispetto a prima, ma comunque non si può dire che gli affari vanno bene”.
 
Per quanto riguarda le attività che si affacciano su piazza Duomo, il gestore del Bar Florida, Francesco Giuliani, afferma ironicamente che lì “gli affari vanno benissimo” e che, nonostante tutto, “non è il momento di lamentarsi”, mentre Bruno Basile, dell’Ottica centrale, fa presente che “gli affari vanno male il sabato e la domenica” e che in settimana si ha una clientela “più numerosa, ma comunque non paragonabile a quella che era prima del terremoto”. D’altra parte, “si è persa la funzione aggregativa del centro”.
 
Dello stesso avviso Grazia Giorgio, commessa del negozio di intimo Tezenis, che spiega anche che “la clientela è cambiata, ci sono turisti durante la settimana mentre il sabato e la domenica sono presenti per lo più aquilani” e che, tempo permettendo, “il passeggio offre una buona occasione di soffermarsi a fare compere, ma quando piove non viene nessuno”.
 
Anche al negozio di abbigliamento Cinema Olimpia “l’attività va a rilento e niente è come prima”, mentre non sa fare un paragone rispetto al passato Annarita Stringini, del negozio Manganaro. “Prima del terremoto non c’ero, essendo arrivata da poco, comunque l’attività va bene anche se immagino ci sia molta meno clientela”.
 
“L’umore generale è diverso adesso”, afferma Natalia Nurzia, dello storico bar Torrone Fratelli Nurzia che fa un quadro ben calzante della situazione.
 
“Anche se il sabato e la domenica vengono molti clienti, soprattutto forestieri, non c’è più il morale di prima – spiega la donna – Appena partono i cantieri gli aquilani iniziano a muoversi di nuovo: domenica, per esempio, si è celebrato un matrimonio alla chiesa delle Anime Sante, c’è stato molto movimento perché la gente accoglie bene ogni evento in centro come pretesto di aggregazione”.
 
“Per quanto ci riguarda – aggiunge Nurzia – noi giovedì inauguriamo il reparto gelateria, speriamo di vedere molta gente, siete tutti invitati”.
 
Il desiderio di ripartire, insomma, non manca. Non resta che puntare sui pretesti di aggregazione.