L’AQUILA – “Nella farmacia ospedaliera dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila è impossibile, ormai da diversi giorni, trovare i cerotti per la medicazione del Picc, il catetere venoso che viene applicato a pazienti che stanno facendo la chemioterapia. Eppure la medicazione è fondamentale per evitare il rischio di infezioni anche gravi, come la setticemia, che un paziente che sta combattendo contro un tumore, non può assolutamente permettersi”.

È il grido disperato di una donna aquilana malata di cancro, che preferisce mantenere l’anonimato per tutelare la sua privacy, che questa mattina ha contattato la redazione di AbruzzoWeb chiedendo di poter raccontare la situazione che sta vivendo, definendola “paradossale e assurda”.

La donna, in cura presso la Asl di Pescara, per le medicazioni del Picc, essendo molto debole e avendo le difese immunitarie molto basse, si è rivolta ad una cooperativa che si occupa di assistenza domiciliare, ma i sanitari non sono riusciti a cambiare il cerotto perché “introvabile al momento”.

“Il Picc non è uno scherzo e, proprio per l’alto rischio di infezioni, la medicazione va fatta ogni 7-8 giorni, oggi per me è l’undicesimo e ancora non riesco a risolvere la situazione: ai sanitari dell’assistenza la famacia ospedaliera ha riferito di non avere il necessario, inoltre come me ci sono altri pazienti malati di tumore, che hanno lo stesso problema. Come si può far finta di nulla e non risolvere immediatamente? Io credo che la struttura ospedaliera dovrebbe essere messa in condizione di avere questi cerotti entro domani, altrimenti dovrò chiedere aiuto alle forze dell’ordine”, racconta ad AbruzzoWeb. 

In presenza di un catetere venoso Picc “l’igiene personale è molto importante ed è fondamentale evitare tutte le attività che possono comportare sforzi fisici, rischi igienici e il lavaggio diretto del braccio interessato, inoltre, la medicazione deve essere effettuata da personale sanitario specializzato”, spiega la donna.

L’aquilana sottolinea, poi, di aver provato a chiamare “chi di dovere” per avere delle spiegazioni, ma “dalla farmacia ospedaliera mi hanno passato una responsabile che, a sua volta, mi ha dato un numero da chiamare di un’altra persona. Alla fine della filiera e dopo un rimpallo continuo di responsabilità, nulla è stato risolto e tutto tace. Chiedo a voi di aiutarmi, non so davvero più cosa fare”, dice la donna.