L’AQUILA – Un’aquilana produce false dichiarazioni per ottenere i contributi post-sisma, la Guardia di finanza le sequestra l’abitazione sostitutiva.

In particolare, la “furbetta” abitava con i genitori ma risultava residente in un alloggio, in realtà affittato a studenti, per il quale aveva ottenuto la sostituzione edilizia comprandosi una casa in centro a Pescara.

Nei giorni scorsi, i finanzieri della Compagnia del capoluogo, in esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella, su richiesta del procuratore della Repubblica Fausto Cardella e del pubblico ministero Stefano Gallo, hanno sottoposto a sequestro preventivo per equivalente l’alloggio, un appartamento che si trova a Pescara, in zona centro.

La decisione della magistratura giunge al termine di indagini svolte dai finanzieri sulla richiesta di contributo per l’acquisto di abitazione sostitutiva presentata da Roberta Bruni, 33 anni, originaria dell’Aquila.

Le indagini sono scaturite da una nota inviata lo scorso ottobre dagli uffici Comunali alla procura della Repubblica, obbligati dal Codice di procedura penale, in cui si sottolineavano criticità nella richiesta di contributo di indennizzo beni mobili.

La procura ha delegato le indagini alle Fiamme Gialle che hanno riscontrato l’illegittimità dei quattrini ottenuti, 149 mila euro per l’acquisto di un’abitazione equivalente a quella principale e 21 mila euro di contributo di autonoma sistemazione.

All’epoca del terremoto del 6 aprile 2009, l’indagata risultava residente in un immobile nei pressi della Villa comunale ma, in realtà, dalle indagini è emerso che il suo effettivo domicilio coincideva con quello dei genitori.

Infatti, l’immobile per il quale la donna ha richiesto la delocalizzazione, gravemente danneggiato dal sisma, fino al 6 aprile era occupato, con regolare contratto di locazione, da tre studenti universitari di cui uno, purtroppo, perse la vita proprio quella notte sotto le macerie dell’edificio.

Per la ricostruzione delle abitazioni diverse da quella principale, la legge prevede un indennizzo a carico dello Stato limitato a una percentuale dei lavori necessari al ripristino che, comunque, non può superare gli 80 mila euro.

L’indagata, attestando falsamente che l’edificio in questione fosse la sua abitazione effettiva e principale, ha pensato di superare tale limite e ha richiesto e ottenuto un indebito beneficio complessivo pari a oltre centosettantamila euro, tra la somma corrisposta per l’acquisto dell’unità abitativa sostitutiva di Pescara e il contributo di autonoma sistemazione, anch’esso ritenuto dagli inquirenti non spettante proprio in ragione della falsità delle dichiarazioni prodotte.

A confortare le tesi investigative, ci sono le testimonianze dei due studenti superstiti e una serie di documenti acquisiti dalla Guardia di finanza che dimostrano l’effettiva residenza della donna prima del sisma.