L’AQUILA – Tra quelle montagne che ha amato per tutta la vita, nella chiesa di Santa Maria di Assergi (L’Aquila) alle pendici del Gran Sasso, circa duemila persone hanno dato l’ultimo saluto al giovane aquilano Paolo Mascaretti (nella foto), scomparso tragicamente nella notte tra giovedì e venerdì scorso a causa di un problema cardiaco.
Gli amici di sempre del ventottenne aquilano, conosciutissimo in città, e dei genitori Giulio (medico ginecologo presso l’ospedale San Salvatore e docente universitario dell’Università dell’Aquila), e della madre Caterina (funzionario della Regione Abruzzo) si sono stretti attorno al loro dolore e quello dei fratelli Sara e Filippo, e della fidanzata Giorgia riempiendo la chiesa e la parte antistante il portone d’ingresso sotto una fitta pioggia.
A celebrare il rito funebre è stato l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, che nella sua omelia ha avuto parole di conforto per i genitori e per i fratelli Sara e Filippo, rivolgendo loro un abbraccio che idealmente ha raccolto quello della folla persone presenti.
A concelebrare la messa anche il cappellano dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, Don Franco, e Monsignor Orlando Antonini, Nunzio Apostolico in Serbia, amico della famiglia Mascaretti. Rivolto ai genitori ha ricordato come “sia la volontà di Dio a portare le persone speciali al suo fianco. Siamo qui a salutarlo, in quella stessa Chiesa in cui Paolo e Giorgia avrebbero voluto sposarsi”.
Citando alcuni passi del Vangelo, Molinari ha ricordato che “in questi casi la parola degli umani non può lenire il dolore per una perdita tanto dolorosa. In questi casi solo il silenzio può aiutare a superare l’inadeguatezza dell’uomo di fronte a un mistero tanto grande, che non può essere superato con espressioni terrenee. Solo la parola del Signore può aiutarci ad affrontare un dolore tanto grande”.
“Ricordate – ha aggiunto, rivolto alla mamma e al papà di Paolo – quando era piccolo e voi lo tenevate stretto a voi, per proteggerlo e amarlo? Poi è cresciuto, ma il vostro amore è rimasto lo stesso. Adesso è tra le braccia di Dio, che lo ama e lo protegge come avete fatto voi”.
LA LETTERA
Struggente la lettera letta al termine della cerimonia dall’amico fraterno Luigi, testimonianza di un legame forte più di ogni altra cosa. Insieme a lui, commossi, anche gli amici Cristian e Riccardo, compagni di una vita.
“Ciao Prof, stamattina quando mi sono svegliato ho guardato il Gran Sasso, era illuminato dal sole. E come sempre ho pensato a te, che come ogni giornata di beltempo (in inverno come in estate) mi telefoni e mi dici: ‘Prof, oggi sarebbe la giornata ideale per una bella sciatina!’.
Poi ho acceso il pc e senza troppa fatica ho trovato subito una foto di noi due insieme: siamo in cima alla Scindarella, circondati da montagne gonfie di neve. Infreddoliti dal vento ma con l’immancabile sorriso sui nostri volti.
In quella stessa foto si vede la gioia, grande, di stare facendo quello che più ci piace fare, ma ancora più forte è la gioia di poterlo condividere con il proprio migliore amico.
Perché tu sei così: non riesci a essere felice se non vedi felici le persone intorno a te.
Ti ricordi quando mi sono rotto il ginocchio e tu sei arrivato a casa con gil occhi gonfi di lacrime? Io cercavo di dirti che mi sarei ripreso presto, ma tu non riuscivi comunque a darti pace, e conoscendoti bene, non sopportavi di vedermi con una gamba bloccata.
Poi, quando sono tornato sulle piste, ogni volta che provavo a forzare la mano, ti arrabbiavi e mi dicevi: ‘Stai attento!’ o ‘Vai piano!’ con le premure di un fratello maggiore, perché io, te, Cristian e Riccardo siamo sempre stati come fratelli.
Siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso tutto: gioie, dolori, novità, delusioni, anni e anni passati insieme sulle piste da sci, le gare, la scuola, l’università, i primi amori, gli amici, la pizza da Nando, i concerti degli Absolute, le vacanze in Grecia, la moto, le macchine, le passeggiate in centro…
So che ti arrabbieresti come una bestia se ti dicessi che tutto non sarà più lo stesso.
Ma a me piace pensare che tu sei lassù in cielo, a sciare con Gli angeli su montagne altissime e piene di neve.
Perché questo è quello che meriti, perché sei una persona speciale, dal cuore grande e sarai sempre il mio migliore amico!
Ciao fratello mio”.
(g.a.)
GLI AMICI: ”ABBIAMO PERSO UN ANGELO”
L’AQUILA – Si sono conclusi alla chiesa di Santa Maria Assunta di Assergi, frazione del capoluogo, i funerali di Paolo Mascaretti (nella foto), 28 anni, figlio del ginecologo e docente dell’Università dell’Aquila Giulio e di Caterina Pelliccione, funzionario della Regione Abruzzo, scomparso giovedì notte.
Mascaretti soffriva da tempo di problemi cardiaci. Nonostante ciò, gli amici più cari lo ricordano come un “ragazzo solare, che aveva sempre una parola di conforto per gli altri piuttosto che di lamento per i suoi problemi”.
“Più passano le ore, più ci rendiamo conto di aver perso un angelo”, hanno aggiunto altri amici. Anche sulla rete sociale di Facebook la triste notizia si è sparsa in un attimo e sono state tantissime le testimonianze di affetto nella pagina che il ragazzo aveva aperto.
Da quanto si è appreso, il ragazzo si è spento giovedì notte nel sonno, intorno alle 3, forse per un infarto, nell’alloggio del progetto C.a.s.e. in via Mia Martini (Bazzano), in cui viveva dopo che il sisma del 6 aprile 2009 ha reso inagibile la casa di famiglia nel centro storico del capoluogo. A trovarlo senza vita è stato il fratello.
Paolo Mascaretti studiava psicologia e avrebbe dovuto laurearsi a settembre con la relatrice Rita Roncone, dopo che solo un problema tecnico gli aveva impedito di farlo a luglio. Tra i suoi piani c’era quello di continuare in questa branca iscrivendosi alla laurea specialistica. Oltre ai genitori, lascia un fratello, Filippo, e una sorella, Sara.
Alla famiglia le condoglianze della redazione di AbruzzoWeb.





